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GIALLO

Di contrabbando. Venti storie vere, completamente inventate
di: Didier Daeninckx / editore: Donzelli, 2005
traduttore: Alessia Piovanello - Traduzione dal francese


"Ruttano, scoreggiano, cacano, sbraitano, ringhiano, ululano, barriscono, gridano, schiamazzano, zufolano, chiocciano, sbaruffano, fanno cucù, sbuffano! In coda, nel vortice arancione dei lampeggiatori, un drappello di africani in uniforme verde, con fasce fluorescenti sulle cuciture, lavora di pompa e di scopa per cancellare il passaggio della giungla addomesticata". Credo di aver rimuginato per una settimana su queste cinque righe, sforzandomi di immaginare i colori, i rumori, gli odori della parata che attraversa le strade della città annunciando l'arrivo del circo. Non poteva essere altrimenti, ho sempre creduto di dover attribuire un'importanza particolare all'incipit di un'opera. E non sarebbe stata questa la difficoltà maggiore presentata dalla traduzione di Di contrabbando. Per lo scioglimento di tanti dubbi, ho potuto contare sul prezioso aiuto di Maria Baiocchi, che ha curato la supervisione del testo e a cui mi lega un sentimento di grande riconoscenza.
Devo ammettere che, prima di essere contattata dall'editore, non avevo letto nulla di Didier Daeninckx e, non poco snobbisticamente, credevo che i noir fossero soltanto genere d'evasione, i polizieschi che si leggono sul bagnasciuga per ammazzare la noia e la canicola estive. Per uno strano gioco del destino avevo conservato un'intervista all'autore apparsa su un noto settimanale italiano: mi erano rimasti in mente il volto e il cognome particolari di questo romanziere autodidatta che, alla fine della bella avventura, sento di dover ringraziare per avermi fatto cambiare idea sul giallo. Anche se tra le sue opere, Di contrabbando è forse quella che più si allontana dai canoni del noir. È innanzitutto una raccolta di racconti molto diversi fra loro, anche se in gran parte legati dal ricorrere di luoghi, fatti e personaggi. Ma non si tratta di un classico esempio di libro giallo: non ha un personaggio seriale per protagonista, non ruota intorno a una trama mozzafiato costellata di cadaveri, non ci sono investigatori (nell'epilogo de Il fattore fatale - Feltrinelli, 1998 -, Daeninckx aveva già fatto uscire di scena l'ispettore Cadin, malinconico protagonista di tanti suoi romanzi).
I gialli di Daeninckx rientrano nel genere popolare, ma politico e sociale, sono contaminati con la storia, rievocano fatti quali la guerra d'Algeria e di Spagna, la Comune, con riferimenti velati e giocosi a eventi più attuali, dallo schianto del Concorde nel luglio 2000, agli scandali della politica e della società francesi, con citazioni en passant dei grandi casi che hanno sdegnato o incuriosito i francesi. Si può parlare di racconti noir in quanto tutti contengono riferimenti a fatti di sangue, che per lo più giungono inaspettati, ma la cura dei restanti elementi dà all'insieme un respiro maggiore, che rende godibile il racconto in ogni suo aspetto, non soltanto quello della suspense, ma anche il decor e la caratterizzazione dei personaggi. Tra questi spicca indubbiamente Victor Hugo, messo a capo di una banda di traghettatori-contrabbandieri di libertà, o legato non soltanto dalla passione politica alla pétroleuse Louise Michel. Ricorre il comunardo amnistiato che al ritorno dal bagno penale apre un ristorante a tema con camerieri travestiti da ergastolani che servono ai tavoli trascinandosi dietro una palla di legno dipinta di nero. Incontriamo inoltre i personaggi della Parigi che fu, da Maxime Lisbonne a Édith Piaf e Marcel Cerdan, passando per Maurice Chevalier con l'inseparabile paglietta.
Daeninckx è inoltre un uomo del suo tempo e del suo paese, e sa coniugare la capacità di osservazione dei propri simili, di chi passa molto tempo per strada osservando i passanti, i loro tic e le loro manie, con la volontà di riportare alla luce misfatti occultati dal potere. Dimostra una grande vicinanza con la cultura moderna, e infarcisce i suoi racconti con riferimenti a personaggi della quotidianità francese o dell'immaginario francese.
Per tutti questi motivi, nel tradurlo, al piacere del lavoro in sé si aggiunge l'innegabile curiosità per i casi trattati, che spinge a un lavoro di verifica di eventi e personaggi rendendo l'avventura della traduzione una sorta di caccia al tesoro e un gioco di rimandi infinito: in questo caso è il traduttore a vestire i panni dell'investigatore.
Dal punto di vista traduttivo, la varietà di registri e di tematiche, oltre che gli sbalzi epocali da un racconto all'altro hanno richiesto di trovare di volta in volta la voce più adeguata. La difficoltà della traduzione è stata proprio questa, tanto più considerando il fatto che Daeninckx ricorre volentieri al gergo, e tradurlo implica un'immersione in ambiti argotici diversi - da quello dei contrabbandieri e dei delinquenti allo slang giovanile. Nel caso di racconti più difficili, o se vogliamo dalla tematica più delicata come ne La raccolta della legna, incentrato sulla guerra d'Algeria - tema caro all'autore -, tradurre ha significato anche trovare la giusta misura tra coinvolgimento emotivo e resa del distacco che l'autore sa magistralmente tenere per dare ancora più forza alla sua denuncia.
Da figlio della periferia parigina, la lingua di Daeninckx è inoltre sempre concretissima, esatta, puntuale, attaccata alla terra e a una realtà minuziosamente descritta e dunque al contempo sofisticata, a volte con punte di preziosismo: ad esempio, l'autore usa con naturalezza i termini dei componenti e delle attrezzature circensi, o la terminologia marinara e i nomi delle imbarcazioni, spingendo il traduttore ad avventurarsi in mondi sempre nuovi.

Alessia Piovanello