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Un luogo della memoria, Fiume (1868 - 1945)"
di: Dávid Falvay

pag. 1 articolo

(monografia tradotta dall'ungherese da Lavinia Sándor - Del Bianco editore, Udine, 2005)
 
 
Fiume, città della memoria è il titolo della monografia di Ilona Fried. Il volume offre l'immagine vivace di una città che in quel periodo (1868 - 1945) era punto d'incontro di culture, lingue, religioni, una città tipicamente mitteleuropea. Ricorrendo a una metodologia interdisciplinare, l'autrice cerca di "scavare e salvare la memoria" di una città singolare e unica: Fiume.
Questo libro, frutto di quasi dieci anni di ricerche, può essere considerato un lavoro originale per vari motivi. Innanzitutto, l'ultima monografia dedicata a questa città risale a ben un secolo fa. L'autrice non si limita a usare in modo critico i risultati delle ricerche precedenti, ma ricorre a una grande quantità di fonti originali, in buona parte inedite e di vario genere: lettere, documenti di archivi, memoriali, opere letterarie, ...  Il terzo elemento, importante, riguarda il periodo storico che viene indagato dall'autrice da svariati punti di vista: culturale, sociale, letterario, della città nella memoria e della città come mito.
Il nome della città, Fiume, ha rappresentato un simbolo per diverse generazioni di italiani e ungheresi. Simbolo del mare, di una realtà tipica della monarchia Austro-Ungarica per gli ungheresi, simbolo di territori perduti e forse anche dell'irredentismo romantico per gli italiani; per entrambi i popoli è stata simbolo di una sintesi eccezionalmente armonica di culture, lingue e etnie. Se si considera che "gli ultimi testimoni diretti della cultura fiumana di allora non sono più giovani" questa monografia rappresenta forse l'ultima occasione per realizzare un'opera che rievochi la città di una volta, non soltanto con metodi tradizionali della storia culturale e letteraria ma usando anche la letteratura, i memoriali e l'oral history.
Il periodo trattato nella monografia equivale al periodo a partire dal quale Fiume torna ad essere separatum coronae adnexum corpus, cioè amministrata direttamente dall'Ungheria all'interno dell'impero Asburgico. Tratta perciò la Fiume ungherese, 1868-1918, e quella italiana, 1924-1945. L'epoca più movimentata della storia fiumana fu senz'altro il periodo tra queste due epoche, gli anni tra il 1918 e il 1924 (includono tra l'altro la famosa "avventura" di Gabriele D'Annunzio), oggetto di un'analisi approfondita presentata in un capitolo a se'. Il punto d'arrivo cronologico è ovviamente il 1945-1947, quando la città diventa parte della Jugoslavia: segnando la fine della Fiume italiana e ungherese, sia  sul piano simbolico con il cambiamento del nome della città (Rijeka), sia fisico con l'esodo della maggior parte degli abitanti italiani e ungheresi.
Una particolarità del libro è il carattere sostanzialmente interdisciplinare o multidisciplinare. Le ricerche di Ilona Fried comprendono la storia sociale e culturale "classica" con l'analisi del sistema sociale, della condizione della donna e della famiglia, dell'economia, della legislazione e del sistema politico. Nel caso specifico di Fiume alcune tematiche analizzate assumono un'importanza particolare: la questione delle lingue e delle religioni, la questione della "magiarizzazione", l'irredentismo italiano e la questione croata.
Anche la vita culturale e letteraria è ampiamente dettagliata. La cultura, la stampa e la produzione della letteratura fiumana sono elementi centrali del libro. Ilona Fried dedica pagine molto interessanti e approfondite alla presenza della cultura e della letteratura ungherese a Fiume e ai reciproci influssi tra le due culture. Va sottolineato che l'autrice si concentra soprattutto sulla cultura italiana e ungherese, non per scelta personale. Gli influssi della cultura croata di Fiume sono meno accentuati nel libro - come viene anche menzionato nell'introduzione - a causa della difficoltà di ricerca.
Vale la pena soffermarsi sulla descrizione di svariate figure elitarie che animavano la realtà cittadina dell'epoca, in particolare letterati quali Enrico Morovich, Franco Vegliani e Santarcangeli, figure di intellettuali e politici come Antonio Widmar e Enrico Burich, la cui attività viene narrata non solo attraverso i loro scritti pubblici, ma anche attraverso l'analisi della loro corrispondenza. Grazie a questi epistolari, sarà più semplice per il lettore immaginare la vita quotidiana dell'élite cittadina, imbattersi in scrittori e politici ungheresi e italiani dell'epoca, come per esempio Babits e Kosztolányi, Mussolini e D'Annunzio.
L'aspetto più originale si ritrova probabilmente nell'analisi socio-culturale presentata attraverso tre elementi importanti: un'antologia sulla letteratura fiumana e delle opere storiche, un notevole materiale iconografico, i memoriali di intellettuali ex-fiumani e le interviste fatte dall'autrice.
Nella versione ungherese del libro, l'ultima parte è dedicata all'antologia, che si sofferma ampiamente sulla letteratura fiumana e le opere storiche, troviamo le vicende fiumane di due grandi scrittori ungheresi, Jókai e Kosztolányi. Tra le opere storico-politiche troviamo gli scritti di Antonio Widmar e Leo Valiani su argomenti ungheresi (L'Ungheria nella seconda guerra mondiale e Imre Nagy) e un'intervista a Gabriele D'Annunzio. Le opere italiane pubblicate nell'antologia sono edite per la prima volta in ungherese.
Un altro elemento che ci aiuta ad avere un'immagine della Fiume ungherese e italiana è il ricco materiale iconografico: cartoline, pubblicità, menù, giornali, documenti, carte geografiche, foto dell'epoca, ci avvicinano a una realtà per molti sconosciuta. Nell' illustrare il vero significato del plurilinguismo di una città come Fiume, più eloquente di qualsiasi statistica, è certamente il documento di una pubblicità dell'epoca in ungherese riguardante la Trattoria "All'abbondanza" étterem. Fiume, Piazza Ürményi 2.
Alla documentazione attraverso i memorali e le interviste va prestata un'attenzione particolare in quanto strumenti recenti della ricerca storica. Questi nuovi approcci storiografici si sono formati con il ripensamento delle basi epistemologiche della scienza storica. In ambiente francese e anglo-americano (e in parte anche in Italia) si sono sviluppati rilevanti studi nel campo della memoria storica e in quello dell'oral history. Accogliere queste tendenze storiografiche significa riconoscere la validità intrinseca dei contributi che ci vengono dalla storia personale, dall'interpretazione del passato da parte dei singoli e nell'opera di Ilona Fried le memorie assumono un ruolo fondamentale. Qui le memorie - ovviamente soggettive - servono a completare l'immagine disegnata anche con altri metodi, se vogliamo più tradizionali, dell'indagine storiografica.
L'aspetto centrale del libro - che si rispecchia anche nel titolo Città dei ricordi è dunque la memoria. Oltre ai memoriali e alle interviste, il rapporto tra la città e la memoria è centrale. Nel titolo di questo articolo, l'espressione luogo della memoria, rimanda a un concetto introdotto da Pierre Nora, che propone un concetto nuovo: il lieu de mémoire, il luogo della memoria (ripreso in Italia da Mario Isnenghi, e in Ungheria da Zsolt K. Horváth) sia nell'ambito della ricerca relativa alla memoria storica, sia nel rapporto tra "memoria e storia" e tra "rappresentazione del passato e memoria politica". Non indica uno spazio concreto ma piuttosto fenomeni, concetti attorno ai quali ruota la memoria storica (cosí per Isnenghi ad esempio la radio, o il tricolore sono luoghi della memoria per gli italiani). Fiume rappresenta un lieu de mémoire per gli italiani e per gli ungheresi nel senso formulato da Nora, anche se in quanto città può essere considerata anche come luogo fisico della memoria.
Le interviste a due intellettuali fiumani recentemente scomparsi - il senatore e storico italiano Leo Valiani, e il politico e letterato ungherese Miklós Vásárhelyi - rimandano a fatti di attualità. Anche questo sottolinea la necessità del "salvataggio della memoria" di Fiume per le generazioni successive.
Con il suo libro di grande valore scientifico, Ilona Fried ci proietta nella realtà storica di una città che ormai possiamo conoscere se non attraverso la memoria/le memorie. Il lettore che non è mai stato a Rijeka, può capire qui la risposta di Miklós Vásárhelyi all'ultima domanda in cui gli veniva chiesto se la sua famiglia aveva fatto bene a lasciare Fiume. A distanza di più di sessant'anni la sua opinione è stata: "No, avremmo dovuto restare, è in una città mediterranea che si deve vivere."

Dávid Falvay



pag. 2 Ilona Fried

Ilona Fried dirige il Dipartimento d'Italianistica presso la Facoltà di Magistero dell'ELTE, Università di Budapest. È Presidente del Comitato di Budapest della Società Dante Alighieri. Insegna letteratura e spettacolo italiano, occupandosi in modo particolare del Novecento. Ha curato antologie di letteratura moderna, atti di convegni, ha pubblicato Fiume, città della memoria (1868 - 1945) e una cinquantina di saggi. Ha organizzato e partecipato a numerosi convegni internazionali.