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Appunti da Pisa: Luís Sepúlveda e Ilide Carmignani
di: Chiara Marmugi

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Venerdì 11 marzo si è svolto a Pisa il primo ciclo d'incontri intitolato "La traduzione d'autore", erano presenti Luís Sepúlveda e la sua traduttrice Ilide Carmignani.
Tra i due intellettuali si sono avvertiti subito una complicità e un affiatamento che nascono dalla costanza della loro collaborazione, dalla professionalità sia dell'autore che della sua voce italiana, dalla stima reciproca, dalla familiarità di entrambi con la scrittura e dal loro amore per le parole. Un'affinità intuita da chi ha imparato ad amare lo scrittore cileno attraverso la mediazione di Ilide Carmignani, e compresa appieno dopo questo incontro.
La traduttrice ha delineato la biografia e l'opera dell'autore e ha parlato della complessità della traduzione dei suoi testi, della difficoltà di rendere in maniera efficace le frasi brevi e contundenti, quasi lapidarie di Sepúlveda, che non a caso ha studiato drammaturgia.
Lo scrittore cileno ha lodato l'atto del tradurre come un vero miracolo che permette alla letteratura di non avere confini e ha parlato del buon rapporto che lo lega ai suoi traduttori nelle cinque lingue che conosce. Ha aggiunto che nel romanzo che sta scrivendo il protagonista - quel Juan Belmonte già apparso in "Un nome da torero" - entra in una casa di campagna in un paesino in provincia di Lucca e trova nel computer della padrona di casa la traduzione di una poesia di Neruda. Traduzione che permette all'autore di resuscitare e di parlare alle nuove generazioni in un paese lontano dal suo.
Sepúlveda, lui stesso traduttore dal tedesco, ha raccontato delle difficoltà incontrate nel rendere in spagnolo alcune poesie di Paul Celan e di Erich Mühsam, della necessità di trasformare e spesso stravolgere nelle traduzioni i titoli delle opere e della doppia traduzione di un testo letterario, prima in una lingua diversa, poi in un mezzo espressivo diverso, come nel caso del cartone animato tratto da "Storia di una gabbanella e del gatto che le insegnò a volare" o del film tratto da "Il vecchio che leggeva romanzi d'amore".
Alla domanda di uno studente su cosa si sentisse di dire a un pubblico giovane come quello presente in sala, Sepúlveda ha risposto che, pur rifiutando la qualifica di écrivain engagé, invita i giovani alla partecipazione, l'unica forma di libertà possibile, per lui "libertà generosa". A questo proposito ha ricordato l'incontro con gli altri sopravvissuti della guardia personale di Allende. Radunatisi l'anno scorso, hanno recitato in coro il giuramento di fedeltà al presidente. Sepúlveda ricordava commosso come il fiume (che lui, nel suo italiano stentato ma poeticissimo si ostinava a chiamare fiumo) e le montagne ripetessero tramite l'eco quelle parole e le facessero proprie, come se la natura avesse memoria e ricordasse insieme a loro.
L'incontro è terminato con il confronto tra Luís Sepúlveda e sua moglie, la poetessa Carmen Yáñez Hidalgo, chiamata sul palco dalla professoressa Marcella Bertuccelli, presidente del corso di laurea in Traduzione dei testi letterari e saggistici e coordinatrice del ciclo di conferenze. Entrambi i coniugi hanno dichiarato di non sentirsi in competizione perché poesia e racconto sono due cose diverse. I loro ambiti sono divisi, così come le loro modalità di scrittura e i loro spazi fisici: lei che scrive di piccole cose, nell'ordine, al piano terra, lui che scrive di grandi temi, nel caos, in mansarda, con il cane Zarko a fare da tramite trai due generi letterari e trai due coinquilini.
L'incontro è stato interessante, avvincente, commovente, ha attratto i giovani verso la letteratura e la traduzione, facendo loro capire che non solo questi argomenti si possono trattare in aula e studiare per gli esami, ma che sono parte integrante della vita di ognuno. Grazie Luís e grazie Ilide, di cuore.

Chiara Marmugi

Il ciclo di conferenze "La traduzione d'Autore" proseguirà il 19 aprile con J. Charles Vegliante, il 12 maggio con Dacia Maraini, il 20 maggio con Antonio Tabucchi, il 6 giugno con Gabriele Lavia e Alessandro Serpieri, e infine, nel mese di ottobre, in data ancora da definire, con Claudio Magris e Umberto Eco.



pag. 2 Chiara Marmugi

Si è laureata in Lingue e Letterature straniere (Tedesco e Inglese) a Pisa e a Friburgo (Italiano e Spagnolo). Sta portando a termine un dottorato di ricerca sul tema "Il mito di Icaro nella letteratura della Germania Est", presso l'Università di Friburgo. Ha svolto attività di ricerca e insegnamento universitario. Si è avvicinata alla traduzione in occasione della tesi di laurea, volgendo in italiano poesie e saggi di Wolf Biermann. Ora lavora come traduttrice freelance.