Contatti: ndt@lanotadeltraduttore.it





Appunti da... Arles
di: Fernanda Littardi

Dal 12 al 14 novembre scorso i traduttori francesi si sono ritrovati ad Arles, in Provenza, per il consueto appuntamento annuale delle Assises de la Traduction Littéraire. In apertura abbiamo assistito alla conferenza del germanista Jean-Pierre Lefebvre, in chiusura a quella della scrittrice Hélène Cixous. La cittadina provenzale offre una cornice suggestiva e unica per il consueto evento, organizzato dall'Atlas, quest'anno resa ancora più particolare da un mistral particolarmente violento. Abbiamo accolto onorati l'invito della vice-presidente dell'Atlas, Françoise Brun, gustando poi ogni momento dell'occasione. Il tema di quest'anno era Les villes des écrivains (Le città degli scrittori), prontamente raccolto e sviluppato dagli intervenuti.
La Presidente dell'Atlas, Marie-Claire Pasquier, ha innanzi tutto focalizzato l'attenzione sui protagonisti. Oltre al vocabolario, da che cosa si riconosce un traduttore? La sua risposta era evidente e leggibile sui volti dei presenti: "Hanno in comune l'amore per le lingue straniere". Ovunque, dai laboratori di traduzione (interessantissimi!!), alle letture dei "Croissant littéraires" (piacere allo stato puro!), l'interesse di tutti era rivolto al nuovo, alla possibilità di apprendere, al piacere di stare insieme. Il direttore del locale Collège dei traduttori letterari, Claude Bleton, ha accompagnato gli ospiti in un giro di scoperta del Collège, un posto evocativo e pieno di stimoli per chi desideri soggiornarvi per lavoro. La possibilità di incontrarsi qui col proprio autore, di lavorare insieme per una migliore riuscita dell'opera, ha sempre un che di magico e meraviglioso. L'evento delle Assises invece, come ha ricordato Ann Grieve, segretaria dell'Atlas, è utile per ritrovare il senso di appartenenza a una comunità, quella dei traduttori, che svolgono un mestiere solitario quant'altri mai. A pranzo e a cena, riuniti intorno a tavole invitanti, i traduttori ritrovano il piacere di chiacchierare, di scambiarsi notizie, di ritrovare i vecchi amici, e di farsene di nuovi. Chi scrive ha assistito con grande interesse alle varie conferenze, al laboratorio di traduzione dal tedesco, dove ha ascoltato con stupore all'enunciazione delle scarse traduzioni in francese dei testi di Hölderlin - non sarà anche questo un segno del nostro consueto senso di inferiorità? - ha partecipato alle letture bilingui dei "Croissants littéraires", per concludere con lo straordinario intervento di un "mito" dell'epoca degli studi universitari: Hélène Cixous. Sentire dal vero quella  voce calda ed evocativa, seguirla nei suoi personalissimi tragitti nelle "sue città letterarie" è stata un'esperienza indimenticabile. E ancora, l'ultima mattinata era dedicata all'incontro "Qui a la responsabilité d'une traduction?", in cui si è assistito a interventi molto interessanti di un editore, un revisore, un traduttore e un autore. Qui scoprivamo purtroppo che anche i colleghi francesi si ritrovano spesso ad affrontare lotte improbe e dure con i revisori delle case editrici, ma riuscivamo anche a cogliere le difficoltà e le esitazioni di chi sta dall'altra parte. La conclusione è che di sicuro dobbiamo fare ancora tanta strada, ma forse possiamo farla insieme, avvicinandoci alle esperienze dei colleghi europei. Parallelamente, sorgeva spontaneo un interrogativo: quando i traduttori italiani, finalmente uniti in un'associazione forte e salda, riusciranno a organizzare le loro "Assises", con tanto di laboratori di aggiornamento, con intervento di scrittori celebrati e notevoli, con un simile incrociarsi di esperienze e scambi? Ci prepariamo nel frattempo ad assistere alla Fiera "Più libri, più liberi", con l'augurio e la speranza di vedere in nuce qualcosa di simile all'incontro dei colleghi d'Oltralpe.
 

Fernanda Littardi