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TRADUTTORAMA

Persepolis 2
di: Marjane Satrapi / editore: Sperling & Kupfer
traduttore: Gianluigi Gasparini - Traduzione dal francese - Curatore dello Speciale Fumetto: Salvatore Agrosì


Il lavoro che ho svolto nel tradurre Persepolis mi ha definitivamente chiarito che il fumetto può essere davvero "letteratura disegnata" e che tradurre un fumetto non è affatto un'operazione di secondaria importanza. Quando, tanti anni fa, conobbi Hugo Pratt, lui, un giorno mi spiegò con grande semplicità che mentre in un romanzo si poteva scrivere: "…l'indiano irochese imbracciò il vecchio Enfield dalla lunga canna, lo portò con calma all'altezza della spalla, socchiuse un occhio e lasciò partire il proiettile che avrebbe fermato per sempre la corsa di uno splendido cervo…", in una semplice frase. Nel fumetto, tutto questo non era possibile. Bisognava conoscere come erano abbigliati gli indiani irochesi, come era fatto un fucile Enfield, oltre naturalmente a disegnare il bosco, le foglie, la corsa del cervo. Tutto questo è conoscenza, è studio degli ambienti e della storia che fanno parte del bagaglio necessario, oltre, naturalmente, al saper disegnare. Tradurre un fumetto, un po' alla stessa maniera, presuppone, oltre alla conoscenza della lingua, la conoscenza della modulazione dei linguaggi dei vari protagonisti delle storie. Tradurre un fumetto è anche saper rendere esattamente quello che vuol dire l'autore, rimanendo però confinato nei limiti materiali della nuvoletta. Interpretazione e sintesi fedele. Tradurre un fumetto vuol dire entrare perfettamente nella storia e apprezzarla spesso anche molto di più, rispetto alla prima semplice lettura. Mi è capitato, un po' di tempo fa, di visitare un museo di scultura insieme a un amico non-vedente. Avevamo un permesso speciale, quello di poter toccare le opere. Questo mio amico ad un certo punto mi chiamò e mi prese la mano guidandola lungo il marmo di una piccola, splendida opera. La scultura rappresentava la figura di un cervo attaccato e ferito da un leone. Era disteso, soffriva, la belva gli azzannava con violenza il dorso e il collo e lui apriva la bocca in un grido disperato di morte. Mi guidò il dito all'interno della bocca del cervo, fra i suoi denti e si soffermò sulle rughe del palato. Quel mio amico non-vedente aveva "visto" un particolare che non avrei mai apprezzato se non avessi potuto toccare veramente quell'opera. Tradurre è un po' la stessa cosa perché si riesce davvero a entrare nella storia. Il traduttore non è assolutamente una figura secondaria e per questo sono rimasto lusingato dalla richiesta di scrivere qualcosa su Persepolis e sulla mia esperienza di traduttore. Un conto è tradurre correttamente una frase dalla lingua originale, un altro è rendere quella frase con il linguaggio specifico che scaturisce dal personaggio che l'ha pronunciata e dal contesto nella quale viene detta. I linguaggi di "Plume aux vents" o delle "Sette vite dello sparviero" due saghe a fumetti di Cothias e Juillard ambientati nella Francia del XVII° secolo presuppongono l'uso di una forma di dialogo certamente più aulica del linguaggio nevrotico e moderno di un "Monsieur Jean" di Berberian e Dupuy. Il linguaggio di "Blacksad", un Noir di Canales e Guarnido che ripercorre tutti i canoni della classica tragedia dei grandi maestri del giallo, se non venisse tradotto con un linguaggio un po' hard-boiled e dark, non renderebbe assolutamente. Potrei andare avanti con altri esempi, ma voglio parlare di Marjane Satrapi e della grandezza della sua semplicità, della sua immediatezza e del suo fantastico realismo. Il suo personaggio attraversa le situazioni più drammatiche, ma lo fa sempre con la semplicità degli occhi di una bambina. Il disegno segue questa apparente semplicità narrativa, ma in realtà non è semplificazione, ma sintesi, immediatezza. La bambina, infatti, cresce ed evolve attraversando un confronto drastico fra culture e modi diversi di affrontare le varie esperienze: dell'esilio, del fondamentalismo, della famiglia, dell'amicizia, del desiderio di libertà, della contestazione, del rifiuto, dell'isolamento, della maturazione. Il linguaggio di questa bambina diventa quello dell'adolescente e poi quello della donna e attraverso questi passaggi Marjane ci fa comprendere la sua morale di fondo, che la vita, in fondo, è soffice, perché, comunque, prosegue sempre. E poi dicono che il fumetto è semplice… E poi dicono che tradurre un fumetto è facile…

 

Gianluigi Gasparini