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TRADUTTORAMA

Lampi 2
editore: Coconino 2004/ Autore: Yoshiro Tatsumi
traduttore: Dario Sevieri - Traduzione dal giapponese - Curatore dello Speciale Fumetto: Salvatore Agrosì


pag. 1 Nota del Traduttore

I manga
 
Breve introduzione
In Italia sono presenti numerose opere a fumetti. Preceduti dalle note serie animate i fumetti giapponesi sono arrivati nel nostro paese attraverso le case editrici Granata Press, Star Comics, Panini e altre, passando da una collocazione culturale in cui il fumetto gode di grande risalto in tutte le fasce d'età (dai ragazzi agli adulti) alla realtà italiana dove è ritenuto un sottoprodotto letterario d'intrattenimento per i giovani e dove il target dichiarato dagli adattatori Mediaset tra i 3 e i 7 anni (almeno fino a non molto tempo fa). La voce manga della Wikipedia ci dice che: "Le caratteristiche stilistiche dei manga possono provocare nel lettore alcune incertezze nella classificazione del genere. Tendenzialmente in Europa si identifica il fumetto con una produzione per bambini e ragazzi (esistono naturalmente fumetti "d'autore" dedicati ad un pubblico più maturo, ma sono facilmente riconoscibili). I manga, con le loro figure dai tratti spesso infantili, suscitano inizialmente una certa confusione. Molti personaggi dei vari racconti presentano ad esempio occhi estremamente grandi, sovraproporzionati. L'origine di questa caratteristica è un prestito culturale che si fa risalire al famoso autore Tezuka Osamu (1928-1987). Egli stesso, grande ammiratore di Walt Disney, ammette di essersi ispirato nel manga Janguru Taitei ovvero "L'Imperatore della Giungla" (nell'edizione anime "Kimba, il Leone Bianco") allo stile del Bambi disneiano. I manga vengono pubblicati in Giappone sotto forma di grossi albi, stampati in bianco e nero su carta di qualità scadente. Soltanto alcune pagine introduttive sono talvolta a colori e su carta migliore, generalmente allo scopo di introdurre i personaggi della vicenda. In ognuno di questi albi vengono raccolte numerose storie a puntate. Tramite un'inchiesta fra i lettori viene verificato il successo delle singole serie, cosicchè alcune possono essere interrotte anzitempo ed altre, al contrario, meritare di essere stampate a parte, sotto forma di fumetto monografico in più volumetti. A differenza dei fumetti occidentali le avventure dei manga hanno per quanto riguarda i protagonisti un inizio ed una fine. Il personaggio ideato dall'autore e/o disegnatore appare sulla scena nel primo volume, "vive" la sua vicenda e, al termine della serie (alcune storie possono raggiungere le 150 puntate), esce di scena e non "interpreterà" altre serie. Alcune eccezioni si possono rilevare per personaggi molto amati dal pubblico, che vengono ripresentati in varianti della storia principale, oppure di cui si raccontano episodi accaduti anteriormente all'inizio della serie principale. Quasi sempre il successo di un personaggio manga si risolve in una trasposizione più o meno fedele delle sue avventure sotto forma di anime, cioè di cartone animato. Il manga giapponese si legge al contrario rispetto al fumetto occidentale e cioé dall'ultima alla prima pagina, in questo modo la rilegatura sarà alla destra del lettore e le pagine "libere" alla sinistra. Anche le vignette si leggono da destra verso sinistra. Nel corso del tempo ci sono stati alcuni mutamenti nella disposizione delle vignette. Inizialmente prevaleva la disposizione verticale; successivamente, nei tardi anni quaranta, è stata introdotta anche la disposizione orizzontale.Nelle storie più accurate dal punto di vista stilistico queste due disposizioni si sovrappongono, creando un percorso di lettura piuttosto complesso per le abitudini del lettore occidentale. Mentre le storie di avventura dedicate ad un pubblico di ragazzi ed adulti maschi sono caratterizzate da una disposizione abbastanza semplice, si è creato nel genere dedicato alle ragazze (e spesso disegnato da donne) un modo innovativo di trattare la disposizione delle singole vignette. Per creare effetti drammaturgici intensi e sottolineare i sentimenti che entrano in gioco nella storia il disegnatore (o la disegnatrice) fa spesso scomparire le linee divisorie delle singole vignette. La struttura della pagina diventa più importante di quella del riquadro isolato. Così una sola scena si può sviluppare su due intere pagine a fronte, i contorni dei pannelli si sovrappongono, e con essi i vari significati trasmessi dal disegno. Anche il fumetto contenente il testo non è più presentato su di un'unica linea di lettura: compaiono fumetti di testo pensato, di testo parlato, di testo fuori campo che si distinguono tra loro solo per lievi differenze grafiche e sono posizionati nella pagina in maniera apparentemente confusa. In realtà, un lettore giapponese, allenato alla lettura non alfabetica, riesce più facilmente di un lettore occidentale alle prime armi ad orientarsi in questo universo di segni, dove gli viene offerta una grande libertà di percorso. Gli occhi vagano nella pagina cogliendo inizialmente alcuni dettagli, scelgono di soffermarsi prima su alcuni tipi di testo e poi su altri, ricavando alla fine non una lettura analitica di contenuti, ma una coinvolgente impressione generale di ciò che sta accadendo".
Come iniziare: formazione e sbocchi lavorativi Personalmente mi occupo di fumetti giapponesi e racconterò di quell'ambiente. Per tradurre una lingua così complessa ci s'immagina che chi lo fa sia adeguatamente preparato. So per esperienza che per ragioni di costi e di tempi alcuni fumetti arrivano nella versione italiana attraverso questo percorso: l'opera originale viene affidata a una coppia (solitamente ragazzo italiano e ragazza giapponese): la ragazza traduce in un italiano appena leggibile e il ragazzo gli dà le "aggiustatine" del caso. Uso questo termine perché non si può parlar certo di proof reading (correzione bozze) in quanto questa persona non conosce il giapponese oppure ne sa qualcosa ma non abbastanza da fare direttamente il lavoro di traduzione. Il testo in italiano arriva poi a un adattatore della casa editrice stessa che lo rielabora a suo gusto. Se nei baloon non ci stanno tutte le parole qualcosa viene tagliato. Della mia esperienza formativa posso dire che all'università si fa già poco esercizio sulla traduzione letteraria e, almeno ai miei tempi, nessun lavoro sul metalinguaggio del fumetto. Come in altri settori gran parte del mestiere s'impara sul campo. Alla Mostra del Cinema di Venezia le case di produzione giapponese mandano solitamente la loro cartella stampa e lo script per i sottotitoli tradotto in inglese. "Fornendo loro la traduzione non possono rivendicare sfasature" mi è stato detto, ma invece di affidarsi a un traduttore dal giapponese, bisogna solo sperare che in Giappone abbiamo buoni traduttori verso l'inglese e che la persona che prende in mano questa versione (che di mestiere non fa il traduttore) sappia bene l'inglese. Troppe interpolazioni, a mio vedere. Nel mio caso, mi recai alla fiera del fumetto di Lucca. Presenti direttori e responsabili di testata entrai in contatto con la Panini, sezione Planet Manga. "Che esperienze hai?", nessuna - risposi - ma sono laureato in lingue orientali. "Ah beh, non conta molto", mi fu detto. Però li convinsi a farmi fare una prova di traduzione e alla fine mi aggiudicai la resa in italiano del romanzo "G-Saviour", due volumi e una manciata di mesi di lavoro, poi più nessun contatto. Nel contempo presi contatti con la Coconino Press e dopo un'altra prova di traduzione (gli esami non finiscono mai) mi fu affidato il volume 2 de Il Mondo di Coo e altre opere in seguito.
Il lavoro della traduzione: approccio e problematiche Davanti a un testo associato a immagini ci troviamo agevolati nel comprendere le linee essenziali dell'intreccio, la difficoltà che questa lingua, a differenza dei fumetti italiani, abbraccia tutti i registri: alto, basso; tutti gli stili: colloquiale, ricercato e i modi espressivi: standard, dialettale e slang. Nel giapponese hanno caratteristiche proprie anche il linguaggio maschile e femminile, le forme onorifiche (di rispetto e di umiltà). Nella resa italiana il non agevole compito di ricreare tutte queste situazioni e la necessità di conoscere il sottobosco del linguaggio non-standard. Un ruolo a mio avviso importante sono le note al testo, a esplicitare una realtà diversa della nostra nei suoi gesti, rituali e quel contesto storico, culturale, filosofico e religioso, in una parola il mondo che vi viene raccontato attraverso parole e immagini, un mondo che nel raccontarsi ha come presupposto di essere conosciuto nelle sue linee essenziali e nel suo background, cosa spesso lontana dalle conoscenze del lettore italiano. Compito del traduttore quello di cogliere citazioni e riferimenti e raggiungere il suo scopo attraverso note brevi ma essenziali che non appesantiscano le tavole, non si ha quindi lo spazio presente in testo in prosa o poesia. Un altro problema sono le onomatopee di cui gli autori giapponesi fanno largo uso. Scrive Massimiliano Crippa nel sito Nipponico: "Per l'importanza del simbolismo sonoro e dell'onomatopea nel linguaggio, i linguisti giapponesi hanno studiato il fenomeno molto meglio dei loro colleghi occidentali. Essi distinguono tre categorie di espressioni sinestetiche: quelle definite giseigo imitano i suoni della natura (gata gata, un tintinnio; pyu pyu, il sibilo del vento; zaa zaa, pioggia incessante); quelle definite gitaigo raffigurano stati, modi o condizioni del mondo esterno (yobo yobo, tremolante; kossori, furtivo; pittari, calzare perfettamente, combaciare; guzu guzu, indugiare); quelle definite gizyogo simbolizzano condizioni mentali o sensazioni (chiku chiku, pungente; ira ira, nervoso). Il simbolismo sonoro ha una grande importanza, perché molti verbi giapponesi sono poco specifici. Ad esempio, naku copre tutti i tipi di pianto (waa waa naku, piangere come un bambino; kusun kusun naku, singhiozzare; oi oi naku, piangere rumorosamente), warau un termine generico per ridere (ha ha ha to warau, ridere; wa ha ha to warau, schernire; ku(tsu) ku(tsu) to warau, ridacchiare, ridere trattenendosi; gera gera warau, ridere nervosamente; nita nita warau, risolino, ridere con il viso; niko niko to warau, sorridere; nikori to warau, sorridere, solo una volta). Le forme gutturali simbolizzano la fine improvvisa dell'azione, la rapidità (dosatto, lasciar cadere bruscamente; kurutto, girarsi di scatto). Le forme nasali producono un senso di risonanza prolungata o di ritmicità (karan, schiocco; dokan, rimbombo). Le vocali lunghe esprimono un senso di continuità e di azione prolungata (zudon, sparo prolungato). La versione dura di un'onomatopea esprime un'azione debole e viceversa: ton ton, bussare leggermente, e don don, bussare con forza. La qualità delle vocali correlata con il fenomeno descritto. Vocali forti sono associate con attività che riguardano piccoli oggetti e viceversa: il suono kiin un fischio acuto proveniente da un piccolo oggetto metallico, mentre kan il suono di una campana; un fischietto farà pippii, mentre il fischio di una nave a vapore sarà poppo. Una capra farà me e una mucca mo; gero gero il gracidio di una rana, goro goro il rombo di un tuono". Nei volumi della Coconino Press con cui collaboro le onomatopee non vengono tradotte ma semplicemente translitterate. Il direttore di testata Igort in una intervista sostiene: "Perché dovremmo tradurre secondo il gusto inglese (americano) una serie di suoni concepiti da autore giapponese? E' corretto secondo te? Nel primo volume di Maruo (Il vampiro che ride, N.d.R.) per esempio abbiamo tenuto i suoni in giapponese avvicinando agli ideogrammi, in piccolo, una traduzione del suono perché Maruo utilizza uno stile estremamente grafico". Strumenti della traduzione: documentazione (libri, dizionari, internet) La lingua giapponese presenta uno dei più vasti lessici esistenti. Si stimano circa trecentomila lemmi. In più si contano innumerevoli forestierismi (gairago) presi prevalentemente dall'inglese e non presenti nei vocabolari normali. Uno studio del 1964 sull'uso di parole straniere su un gran numero di riviste mostrò che: "di tutte le parole straniere usate, quelle inglesi erano l'80,8%, quelle francesi il 5,6%, quelle tedesche il 3,3%, quelle italiane l'1,5%. Uno studio del 1971 sull'uso di parole native o importate nei quotidiani mostrò che le parole native giapponesi erano tra il 26,6% e il 43,9%, quelle sino-giapponesi tra il 50,7% e il 65,3%, quelle straniere tra il 12% e il 12,7%". Oltre a supporti cartacei (i miei preferiti: giapponese-italiano della casa editrice Shogakukan, giapponese-inglese della casa editrice Kenkyusha, dizionario monolingue Daijirin), è Internet a darci molte risorse gratuite, tra le quali segnalo:
La pagina di Jim Breen offre ricchi dizionari generici e tecnici e in più strumenti per la ricerca dei sinogrammi e la computazione dei testi; Una comoda raccolta di dizionari (en/jp, jp/en e monolingue) a cura della casa editrice Sanseido; Un sito analogo ma della Daijirin . Ci si può inoltre avvalere dei numerosi forum presenti in rete. Nel tradurre Maruo Suehiro mi sono avventurato nelle ricerche più laboriose. Due esempi: a un certo punto un personaggio dice una frase che mi sembrava incomprensibili usando parole che non trovavo da nessuna parte. Girando su Internet m'imbatto in un BBS su Maruo. Allora scrivo che sono il traduttore italiano e riporto la frase "misteriosa". Tempo qualche ora mi rispondono spiegandomi che ci sono dei termini del dialetto di Nagasaki, città natale di Maruo. Sempre nella stessa opera trovo un frontespizio che sembra riprendere un stampo ukiyo-e. Vorrei capire cosa sta citando. Vedo che in basso a sinistra c' èil sigillo dell'autore originale. Non del tutto leggibile. Allora penso bene di chiedere aiuto al mio ex professore di Storia dell'Arte Giapponese, Giancarlo Calza. Il quale sentenzia che appartiene a tale Kuniyoshi. Allora scartabello svariati libri ma di questa immagine non c'è traccia. Passo su Internet e trovo un bel sito dedicato all'ukiyo-e che spiega leggere le stampe di questo periodo. Da questi dati arrivo a trovare un altro sito che elenca i sigilli degli autori e scopro che non si tratta di Kuniyoshi ma del suo allievo Yoshitoshi. In questa ricerca trovo varie informazioni ma su qualche punto ho ancora dei dubbi finché arrivo a un forum sull'ukiyo-e a cui chiedo notizie sull'opera e il giorno dopo qualcuno mi risponde dandomi la descrizione completa di cui avevo bisogno.

Dario Sevieri



pag. 2 Dario Sevieri

Dario Sevieri nasce a Bormio (SO) il 5 maggio 1977. Dopo la laurea in Lingue  e Letterature Orientali presso l'Università degli Studi Ca' Foscari di Venezia (città dove attualmente risiede) ha avuto occasione di tradurre per la sezione Planet Manga della Panini il romanzo in due volumi G-SAVIOUR e per la Coconino Press le opere a fumetti Il mondo di Coo (volume 2), Notte Putrescente e Lampi (volumi 1-2).