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Anna D'Elia vince il Premio Gregor von Rezzori 2017


La giuria del Premio Gregor von Rezzori 2017 composta da Bruno Ventavoli (presidente), Ilide Carmignani e Susanna Basso ha annunciato la vittoria di Anna D’Elia del Premio von Rezzori per la migliore opera di traduzione con il romanzo Terminus Radioso, di Antoine Volodine, 66thand2nd. La cerimonia di premiazione avrà luogo sabato 17 giugno nella Sala d’Arme in Palazzo Vecchio, in occasione del Festival degli Scrittori.
La consueta lectio magistralis sarà quest’anno affidata a Dany Laferrière.

Anna D’Elia è nata a Milano e vive a Roma. È traduttrice letteraria dal francese. Ha studiato in Italia e in Francia. Dopo il Dottorato in Letterature moderne comparate, ha lavorato per dieci anni nel settore dell’editoria universitaria. Dal 2001 si dedica alla traduzione letteraria.
Collabora con numerose case editrici tra cui Bompiani, Rizzoli, Fazi, 66thand2nd, La Nuova Italia Scientifica, Carocci, Sossella. Per la narrativa ha tradotto tra gli altri, Antoine Volodine, Jean Hatzfeld, Eric Reinhardt, David Reef, Serge Halimi, Claude Mossé, e testi classici di Antoine de Saint-Exupéry e Honoré de Balzac.
Dal 2005 al 2014 nell’ambito di Face à Face, Festival di teatro francese contemporaneo, ha tradotto testi di Philippe Minyana, Pierre Notte, Jean-Marie Besset, Eugène Durif, Rémy Devos, Guillaume Gallienne, Xavier Duranger, pubblicati per i tipi di Costa & Nolan e Titivillius Editore.


Terminus radioso
Antoine Volodine
Traduzione di Anna D'Elia
66thand2nd

In una Russia post-apocalittica, devastata dalle esplosioni nucleari, due uomini e una donna fuggono dopo il crollo dell’Orbisa, ultimo baluardo della Seconda Unione Sovietica, e si avventurano in una steppa contaminata, dominata da una natura selvaggia e mutante. È un regno sterminato, popolato di soldati-fantasma e morti viventi, e costellato di villaggi deserti e centrali nucleari implose, fatta eccezione per Terminal radioso, dove la vita continua a scorrere intorno a una pila atomica sprofondata nel terreno. Lì Nonna Udgul, a cui le radiazioni hanno regalato una sorta di immortalità, gestisce le operazioni di smaltimento dei materiali radioattivi, e Soloviei, presidente del kolchoz, guida con i suoi poteri sovrannaturali i pochi superstiti in un’atmosfera di sogno che ha i contorni dell’incubo. In questo universo singolare e violento, surreale e visionario, il tempo diventa relativo, e i confini tra vita e morte sfumano in un eterno tormento.

Antoine Volodine, nato in Francia nel 1950, è uno scrittore che sfugge a ogni classificazione. Fondatore del «post-esotismo», corrente letteraria che mescola realtà onirica e politica, ha scritto oltre quaranta libri con diversi pseudonimi. Con Terminus radioso, che gli è valso il prix Médicis nel 2014, Volodine firma un romanzo fosco e ironico che intona un inno all’umorismo del disastro, alla fuga dal reale, alle tecniche di resistenza di fronte al buio, alla notte, alla catastrofe. La resistenza che segue alla tabula rasa delle umane cose dopo l’implosione totale, il crollo definitivo, la «guerra nera», da cui siamo tutti minacciati.

Oltre a Terminus Radioso, 66thand2nd ha pubblicato Il postesotismo in dieci lezioni. Lezione undicesima (febbraio 2017). Sono in corso di pubblicazione I nostri animali preferiti e Songes de Mevlido.