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ROMANZO

Billy
di: Einzlkind / editore: nottetempo, 2017
traduttore: Franco Filice - Traduzione dal tedesco


 Billy, secondo Franco Filice, traduttore del romanzo

Billy è un romanzo in cui il protagonista racconta la sua storia, sin da piccolo. Da subito si ha l’impressione che ci sia un interlocutore, ma in questa strategia l’autore conduce il lettore a una sorta di gioco, finché si intuisce che siamo di fronte a un monologo. L’efficacia di questo espediente è marcata dall’uso della punteggiatura e dai finti dialoghi.
Come hai affrontato la traduzione di questi elementi: stile, punteggiatura, dialoghi?


Nel linguaggio teatrale il monologo è forse la forma più intensa di comunicazione, di dialogo tra attore (e quindi autore) e spettatore. Questo, secondo me, è altrettanto vero per la narrativa. Che si tratti di monologo o di dialogo, è sempre al lettore che l'autore si rivolge. Stile, punteggiatura, dialoghi: in questo romanzo lo stile è improntato a una punteggiatura funzionale a un ritmo narrativo secco, spezzettato, incalzante, contraddistinto da frasi brevissime, soprattutto nella prima parte, e frequenti "a capo". Un accorgimento che cattura il lettore attraverso la drammatizzazione dei fatti narrati.
Questi aspetti li ho affrontati tenendo, naturalmente, sempre ben presente la cifra stilistica scelta dall'autore, ma attingendo, caso per caso, passo per passo, ai codici linguistici e formali propri della lingua d'arrivo. Quindi più congrui sul piano funzionale, al fine di garantire al lettore una fruizione quanto più scorrevole possibile.

L’autore comincia il suo gioco a dire il vero già in copertina, presentandosi con uno pseudonimo, Einzlkind (Figlio unico). Non ci è dato conoscere il suo vero nome, infatti non lo troverete nemmeno nel colophon del copyright.
Perché secondo te questa maschera? C’è l’intenzione di un caso editoriale oppure è per mascherare una vera e propria identità criminale?


Da traduttore non ho alcun titolo per sostenere o sposare un'ipotesi piuttosto che un'altra. Da lettore, invece, posso immaginare che l'autore abbia scelto l'anonimato per motivi personali, cioè legati all'esigenza di non esporsi alle "luci della ribalta", oppure che la scelta sia dovuta a motivi promozionali. In altre parole, quanto più assente è l'immagine dell'autore, tanto più viva è (o potrebbe essere) la curiosità dei lettori di dare un volto all'autore. La curiosità non appagata come portatrice di notorietà, in un certo senso.
Ma anche la supposizione per cui potrebbe voler mascherare una vera e propria identità criminale non è del tutto peregrina. In fondo Billy è un serial killer e la polizia potrebbe essergli alle calcagna.

Billy è un giallo, ma sui generis. Il protagonista racconta di sé con autoironia, umorismo e sarcasmo. È un serial killer su commissione, ma a leggerlo sembra una persona normale, anche piuttosto riflessivo. Come possiamo interpretare queste due facce di una stessa medaglia?

In effetti Billy viene rappresentato come una persona normalissima, peraltro dotata di un buon livello culturale. Billy è stato introdotto dallo zio Seamus allo studio critico della filosofia. La sua indole riflessiva è dovuta anche a questi trascorsi. E' disincantato, molto scettico rispetto alle verità assolute, tant'è vero che il suo filosofo preferito è Nietzsche. Due facce di una stessa medaglia perché evidentemente in questo romanzo il bene e il male non sono due categorie nettamente distinte. Il serial killer Billy non è un malvagio brutale e prepotente che va in giro con un coltello tra i denti, ma un uomo sui trentacinque anni dai modi garbati, gioca a Bingo, legge testi filosofici, è riservato. Al tempo stesso, tuttavia, Billy uccide su commissione, cioè per soldi, uomini che hanno commesso omicidi efferati.  Non è dunque il senso di giustizia o l'etica che spingono Billy a eliminare altri serial killer, ma il fatto che "credo nelle conseguenze, credo ci siano momenti in cui è giusto fare la cosa sbagliata".  Insomma, se ne deduce che per Einzlkind la realtà non è riducibile a uno schema "bianco e nero".

Quali sono gli aspetti peculiari che caratterizzano il romanzo?

Uno degli aspetti peculiari del romanzo consiste nel fatto che Einzlkind riesce a spiazzare il lettore mettendo sottosopra una serie di luoghi comuni, come quando a proposito di Las Vegas (dove è ambientata gran parte della storia) dice: "Vegas è la capitale del finto e al tempo stesso una città originalissima. Contrariamente agli altri centri sparsi per il mondo che si somigliano sempre di più, non conosco niente di paragonabile, nessun altro posto che assomigli a questa sfavillante metropoli nel deserto". Probabilmente a nessuno di noi verrebbe in mente, di primo acchito, di attribuire questo tipo di originalità a una città come Las Vegas. Unica sì, ma per il suo essere "finta". E invece l'autore sembra essere attratto e al contempo sconcertato da quel contesto urbano posticcio e sgargiante in cui si imbatte nel corso dei suoi spostamenti con l'amico e "collega" Whip.

È anche vero che il lettore appassionato ha bisogno di essere sorpreso da scritture nuove. Einzlkind ci è riuscito?

Penso proprio di sì. Il romanzo pullula letteralmente di personaggi strampalati, sempre sopra le righe, in sintonia con il mondo surreale di quella "metropoli nel deserto": dall'autista Archie, dalla guida spericolata al volante di un vecchio catorcio che fa pensare più a un enorme puzzolente posacenere che a un mezzo di locomozione, al logorroico  rivenditore di auto usate "Herman the German" che parla dei test nucleari a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta nel deserto come se stesse descrivendo un'allegra scampagnata  fuori porta, passando per un ampio ventaglio di soggetti la cui unica ragion d'essere sembra essere il gioco d'azzardo, non importa se bingo o poker.
In questo senso Einzlkind si colloca sicuramente tra quegli autori che scardinano gli schemi narrativi tradizionali.

Billy, è il primo romanzo di Einzlkind?

Billy è il terzo romanzo dell'autore dopo Harold e Gretchen.

Il tedesco ha una sintassi all’opposto di quella italiana, se pensiamo p.e. alle perifrasi oppure ai verbi a fine frase, come lavori su questi aspetti?

E' una questione meno "spinosa" di quanto a prima vista si potrebbe pensare, soprattutto se, come in questo caso, si parla di traduzione scritta. Nella comunicazione verbale (per esempio nell'interpretazione simultanea) il problema si pone in modo più urgente e gli interpreti adottano varie strategie soprattutto per quanto riguarda i verbi alla fine della frase. Nella comunicazione scritta, tuttavia, in particolare nella traduzione di testi letterari, non si traspone un pensiero, una frase, pari pari dalla lingua di partenza a quella di arrivo. Bisogna far proprio, comprendere a fondo quanto espresso nella lingua originale per poterlo poi rendere liberamente tenendo conto delle regole sintattiche dell'italiano, prescindendo da quelle tedesche, senza tradirne, comunque, l'impianto formale.  

Come lavori sul linguaggio colloquiale?

Il linguaggio colloquiale, gli idiomatismi, gli scioglilingua, ecc., sono la vera sfida per un traduttore. Analogamente a quanto detto in risposta alla prima domanda, nel linguaggio colloquiale è fondamentale conoscere a fondo le modalità comunicative delle due lingue per garantire una traduzione basata sull'equivalente semantico in un determinato contesto, non su una trasposizione più o meno letterale di una frase o di una parola. Basta fare qualche esempio di italiano colloquiale, di espressioni usate nella vita di tutti i giorni, per renderci subito conto delle difficoltà di resa in un'altra lingua: "Fare i piatti" o "essere al verde" (idiomatismo) è impossibile tradurli alla lettera. Bisogna appunto conoscere l'equivalente contestuale. Poi ci sono le varie sfumature del registro colloquiale che in una traduzione vanno rispettate: "Non me ne importa niente" non è proprio identico, nel tono, a "non me ne frega niente". Per cogliere queste sfumature è naturalmente fondamentale conoscere molto bene il registro colloquiale della lingua di partenza.Gli scioglilingua hanno connotazioni un po' diverse. Uno scioglilingua deve innanzitutto essere tale anche nella lingua d'arrivo, indipendentemente da ciò che significa nella lingua di partenza. Parliamo quindi piuttosto di un equivalente ritmico-fonetico. "Una rara rana nera sulla rena errò una sera, una rara rana bianca sulla rena errò un po' stanca" c'entra ben poco con l'originale dal punto di vista lessicale, però a me serve per fornire al lettore italiano quello che l'autore ha fornito al lettore di lingua tedesca, cioè una frase che ha determinate caratteristiche ritmiche e fonetiche.

Dori Agrosì