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Chi è il lettore, chi è il non lettore, e chi ci ha abbandonato?
di: Dori Agrosì

Chi è il lettore, chi è il non lettore e chi ci ha abbandonato. Tempo di Libri, la nuova fiera dell’editoria italiana, ha declinato la riflessione sulla lettura con numerosi eventi in programma, e risulta istintivo trarne un ragionamento, ciascuno in base alla propria esperienza.
Possiamo dire «chi è il lettore», «chi è il non lettore» e «chi ha abbandonato la lettura»? Sappiamo che non esiste un unico tipo di lettore e in questi tempi di smartphone e di condivisione, un non lettore è cosa rara. È cambiata la modalità, è più accessibile; se con la carta non ci mandavamo i bigliettini o gli aeroplanini, oggi sì, messaggiamo tutto il giorno con grande discrezione. Leggiamo testi, immagini, video, link, con lentezza o al volo. E dappertutto. Leggiamo e scriviamo. Più che mai. Condividiamo. Almeno su una cosa siamo d’accordo, la scuola ci ha insegnato a leggere, poi la vita ha fatto il resto. Sin da piccoli abbiamo assimilato la lettura come la bicicletta, magari non pedaliamo tutti i giorni, ma all’occasione ci viene naturale. È inimmaginabile che un lettore ci abbia lasciato… tornerà.
Possiamo dire che esistono diversi tipi di lettori, chi legge per lavoro legge tutto il giorno, tutti gli altri colgono il bello della lettura perché hanno il privilegio di lasciarsi sorprendere da un testo. Possiamo dire che la lettura sta al lettore come lo sport allo sportivo. Il lettore appassionato maneggia pagine e parole senza sforzo, la sua capacità di misurare le intenzioni dell’autore cresce; allo stesso modo l’atleta si allena sul rendimento massimo dei propri muscoli. Ricomincia daccapo ogni giorno. L’atleta sarà un lettore? Forse. Di certo per lui lo sport è un lavoro e la lettura un piacere occasionale. Il lettore professionista sarà uno sportivo? Forse. Semplicemente la lettura è il suo lavoro e lo sport uno svago. Ecco risolto il dilemma.
Possiamo anche dire che una lettura casuale può cambiare il nostro approccio con i libri – o addirittura la nostra visione del mondo. Si può inciampare su diverse alternative oltre al romanzo, un articolo di giornale, un saggio o una poesia… E allora diventiamo lettori appassionati o appassionati sporadici. E anche nello sport l’offerta è ampia, nella specialità del nuoto è più probabile cominciare con le bracciate di stile, è più naturale, nel rana siamo lenti, ma sentiamo che il lavoro dei muscoli ci fa bene. Magari da ragazzini quel libro proprio non ci era piaciuto, e forse lo sentivamo come un obbligo scolastico, adesso che lo rileggiamo in età adulta ci appassiona, lo rileggiamo volentieri, in autonomia, filiamo dritti nel lungo corso delle pagine, e in qualche modo ci fermiamo, poi riprendiamo, poi richiudiamo e di nuovo quel libro è una promessa. Non abbandoniamo, ma per necessità biologica sporgiamo la testa fuori dall’acqua per rimanere connessi con il mondo.

Buona lettura,
Dori Agrosì