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Le voci degli altri


Workshop di traduzione letteraria dall'inglese, dal francese e dallo spagnolo
A cura di Franca Cavagnoli, Yasmina Melaouah, Bruno Arpaia, Mariarosa Bricchi, Iaia Caputo

Tre giorni di laboratori e seminari nel corso di un fine settimana nella campagna ligure, a poca distanza dal mare di Bonassola, durante il quale studenti e docenti condivideranno non soltanto i momenti di lavoro, ma l'intero spazio della giornata, con intervalli, pranzi, chiacchierate: occasioni non meno vivaci di scambio e apprendimento.

Tre le attività previste:

i laboratori, tenuti da tre fra i più importanti traduttori della scena editoriale italiana: Franca Cavagnoli (inglese), Yasmina Melaouah (francese), Bruno Arpaia (spagnolo);

i seminari, condotti dalla linguista ed editor Mariarosa Bricchi, volti ad accrescere la consapevolezza linguistica degli studenti e a provvederli degli strumenti lessicali, sintattici e testuali indispensabili per realizzare traduzioni non solo corrette, ma eccellenti; e dalla scrittrice Iaia Caputo su alcuni aspetti chiave dell'allestimento della pagina scritta, che propongono riflessioni, trucchi e segreti essenziali non solo per gli scrittori ma anche per chi trasporta la scrittura altrui nella sua lingua.

Un corso di traduzione letteraria che lavora sulle lingue di partenza senza trascurare l'importanza di un uso corretto e inventivo della lingua d'arrivo.

Un breve testo da tradurre a casa sarà inviato ai partecipanti una quindicina di giorni prima del laboratorio.

Il laboratorio a cura di Franca Cavagnoli. Tradurre la lingua dei giovani
La lingua dei giovani è una varietà di registro: spesso coglie dal linguaggio medio delle semplici scorie, che i giovani rinnovano. Il cosiddetto gergo giovanile non è un linguaggio a parte, un gergo vero e proprio come quello della malavita, della droga, dei mestieri, bensì una varietà della lingua italiana. E, a differenza dei gerghi propriamente detti, è transitoria, in uso in determinate fasce d’età – per questo invecchia presto. Quando si traduce, la difficoltà maggiore sta nel creare un flusso narrativo spontaneo per il personaggio che così si esprime e che non deve parlare come un libro stampato. Chi traduce deve attingere, cioè, a tutte le risorse della lingua parlata, alla ridondanza e al surplus informativo tipici dell’oralità. Il workshop sarà incentrato su alcuni testi della Beat Generation.

Franca Cavagnoli ha pubblicato i romanzi Una pioggia bruciante (Frassinelli 2000; Feltrinelli Zoom 2015), Non si è seri a 17 anni (Frassinelli 2007) e Luminusa (Frassinelli 2015); i racconti Mbaqanga (Feltrinelli 2013) e Black (Feltrinelli 2014); i saggi Il proprio e l’estraneo nella traduzione letteraria di lingua inglese (Polimetrica 2010) e La voce del testo (Feltrinelli 2012, Premio Lo straniero). Ha tradotto e curato opere, tra gli altri, di Burroughs, Coetzee, Fitzgerald, Gordimer, Joyce, Mansfield, Morrison, Naipaul. Collabora al «manifesto» e ad «Alias». Insegna traduzione presso l’ISIT e l’Università degli studi di Milano. Nel 2010 ha vinto il premio Fedrigoni – Giornate della traduzione letteraria. La sua nuova traduzione del Grande Gatsby di F.S. Fitzgerald (2011) ha avuto il premio Von Rezzori per la traduzione letteraria. Nel 2014 ha ricevuto il Premio nazionale per la traduzione del Ministero dei Beni Culturali.

Il laboratorio a cura di Yasmina Melaouah. Parole passate attraverso le bocche. Tradurre registri colloquiali e oralità.
Campione della vivacità espressiva, creatore di voci inconfondibili, Daniel Pennac gioca nella sua prosa con una consapevolissima rielaborazione di tutti i registri della lingua parlata. Attraverso alcuni esempi tratti dai suoi romanzi, lavoreremo sulla traduzione dei dialoghi, sulla costruzione di una voce monologante e in generale sulla resa del parlato colloquiale. Un laboratorio in cui ragioneremo sull'ascolto attento del testo originale ma anche sull'ascolto della nostra voce, fin nelle sue pieghe più riposte, in cerca di parole vive per dire l'altro.

Yasmina Melaouah traduce da venticinque anni autori francesi. Insegna traduzione letteraria all’Istituto Interpreti e traduttori di Milano ed è stata a lungo docente di traduzione all’Università Statale di Milano.
Ha tradotto, fra gli altri, Pennac, Chamoiseau, Vargas, Colette, Alain-Fournier, Radiguet, Saint-Exupéry Genet,  Makine, Mauvignier, Enard. Nel 2017 ha concluso la nuova traduzione de La Peste di Albert Camus.

Il laboratorio a cura di Bruno Arpaia. ¿Coger una guagua? Più che di “lingua spagnola”, si dovrebbe parlare di “lingue spagnole”, vista l’enorme diversità che il castigliano assume in Spagna e nei diversi paesi dell’America latina. Con l’ausilio di vari testi da tradurre insieme, si lavorerà sulle differenze lessicali e sintattiche tra i paesi più importanti, con particolare riguardo alla resa del parlato e della lingua colloquiale.

Bruno Arpaia Collaboratore de La Repubblica, è romanziere, consulente editoriale, esperto e traduttore di letteratura spagnola e latinoamericana. Fra gli autori tradotti, José Ortega y Gasset, Camilo José Cela, Gabriel García Márquez, Jorge Volpi, Alfredo Bryce Echenique, Carlos Fuentes, Julio Cortázar, Carlos Ruiz Zafón, Juan Gabriel Vásquez, Arturo Pérez-Reverte, Javier Cercas e Paco Ignacio Taibo II. Ha curato, inoltre, il Meridiano Mondadori delle opere narrative di Gabriel García Márquez e quello dedicato a Mario Vargas Llosa, in via di pubblicazione.
I suoi romanzi (I forestieri, 1990, premio Bagutta Opera Prima; Il futuro in punta di piedi, 1994; Tempo perso, 1997, premio Hammett Italia, finalista al Premio Elsa Morante-Isola di Arturo; L’angelo della storia, 2001, Premio Alassio-Un autore per l’Europa e Premio Selezione Campiello; Il passato davanti a noi, 2006, Premio Minerva, Premio Napoli e Premio Comisso; L’energia del vuoto, 2011, premio Merck Serono e premio Stresa, finalista al premio Strega; Prima della battaglia, 2014, e  Qualcosa, là fuori, 2016), sono stati tradotti in dodici lingue.
È autore anche di un libro-conversazione con Luis Sepúlveda dal titolo Raccontare, resistere, Guanda, 2002, e TEA, 2003, nonché di un libro con Javier Cercas intitolato L’avventura di scrivere romanzi (2013). Nel 2007 ha pubblicato un saggio dal titolo Per una sinistra reazionaria, che ha suscitato un vasto dibattito. Nell’aprile 2013 ha pubblicato, insieme a Pietro Greco, il libro La cultura si mangia!, sull’importanza degli investimenti culturali per lo sviluppo economico.

Il seminario a cura di Mariarosa Bricchi. Gli scrittori, i traduttori più avvertiti, i lettori esigenti lo sanno da sempre: conoscere bene la lingua nella quale si traduce è essenziale, perché determina il vero salto di qualità da una traduzione corretta a una traduzione eccellente. E il rapporto naturale che ciascuno ha con la propria lingua madre, pur imprescindibile, non basta a garantire proprietà e inventiva, agio e competenza. Per riconoscere varietà e registri, intenzioni comunicative e opzioni stilistiche è invece importante non soltanto un bagaglio personale di letture, ma la padronanza degli specifici ferri del mestiere offerti dalla storia della lingua, dalla lessicografia e della grammatica. I seminari di Grammatica per traduttori tratteranno dunque alcuni temi chiave per la consapevolezza linguistica e per la strutturazione del testo in italiano: il concetto di norma, tra regole e libertà; l'ordine delle parole nella frase; la coesione. E si soffermeranno su alcuni dei rischi più diffusi che possono ammalare la lingua dei traduttori (congiuntivite, antilingua).

Mariarosa Bricchi è storica della lingua italiana ed editor. Docente presso il Master di editoria della Fondazione Mondadori di Milano e presso la Scuola di specializzazione in traduzione editoriale di Torino, ha insegnato Linguistica italiana e tenuto corsi di editoria nelle Università di Pavia, Pisa, Reggio Emilia, e nel 2008 è stata visiting scholar a Columbia University, New York. Tra i suoi libri: La roca trombazza. Lessico arcaico e letterario nella prosa narrativa dell’Ottocento italiano (2000); e Manganelli e la menzogna. Notizie su “Hilarotragoedia”(2002). Ha lavorato per Jaca Book, dove ha lanciato la collana d i letteratura internazionale Calabuig; alla BUR, dove ha ideato la collana Scrittori Contemporanei Original; ed è stata direttore editoriale di Bruno Mondadori Saggistica. Collabora ai supplementi culturali “Domenica” (Il Sole 24 ore”) e “Alias” (“il manifesto”).

Il seminario a cura di Iaia Caputo. Quando si riflette sull’illusorietà del romanzo, e cioè sulla capacità di questo strumento narrativo di portare i lettori all’interno di un mondo creato o ricreato dallo scrittore per farli prigionieri,  allora stiamo affrontando il nodo della sua credibilità. Poiché è esattamente questo il romanzo: un’illusione credibile. Da questo punto di vista niente rende più vera l’invenzione narrativa di un buon dialogo, più in generale di un parlato, espresso sia dal discorso diretto sia dal discorso indiretto libero, che riproduca la singolarità di ogni voce presente nel testo e dunque la varietà delle voci dei personaggi.  Quando poi ci si trova dinanzi alla problematica della traduzione non solo di una lingua ma di un gergo giovanile appartenente a specifici codici linguistici e culturali, allora la problematica relativa alla fedeltà alle voci e alle tonalità del romanzo in questione intreccia quella del tradimento, inteso come vera e propria reivenzione di lemmi e locuzioni. La posta in gioco è ricostruire una nuova credibile illusione.

Iaia Caputo è stata a lungo giornalista; ha collaborato con Il Mattino di Napoli, con la Rai, con Repubblica. Redattrice di Marie Claire per dieci anni, si è poi occupata di libri, come titolare della rubrica per Flair, e scrivendo per Il Diario, Il Mattino, e per D. di Repubblica.  Ha pubblicato diversi saggi, tra cui Mai devi dire, sul tema degli abusi sui minori in famiglia, Conversazioni di fine secolo, una raccolta di interviste a scrittrici italiane e straniere; Di cosa parlano le donne quando parlano d’amore, il romanzo Dimmi ancora una parola (Guanda); Le donne non invecchiano mai (Feltrinelli): un saggio sul tema del tempo e dell’esperienza di invecchiare, tra nuove libertà ed eterni stereotipi, alla quarta edizione; Il silenzio degli uomini (Feltrinelli), nel 2012, e il romanzo Era mia madre nel maggio del 2016 (Feltrinelli). I suoi libri sono stati tradotti in Spagna, Portogallo e Croazia.
Da diversi anni svolge la professione di editor di narrativa italiana e di traduttrice.
Dal 2011 tiene corsi e workshop di Scrittura Autobiografica. Dal 2012  il suo corso di Scrittura Creativa è ospitato dal Teatro Elfo Puccini di Milano. Dal 2014 è ideatrice e conduttrice della rassegna “Narrare al presente”, un ciclo di incontri sulle diverse forme di narrazione, dalle serie televisive al romanzo, dal cinema alla traduzione, che si tiene a Milano nel mese di febbraio.





Orari:
Venerdì 26 ore 14-20 (6ore)
Sabato 27 ore 10-13; 14-19 (8ore)
Domenica 28 ore 9,30-13,30 (4 ore)
Totale 18 ore

Costo: 320 euro
Iscritti:
Da 15 a 20
Prenotazioni:
Entro e non oltre il 15 aprile 2017
Come arrivare:
Il workshop si tiene a Montaretto, frazione di Bonassola. Sarebbe preferibile arrivare in auto, oppure in treno fino a Levanto dove venerdì può venire una macchina a prelevarvi non oltre le ore 13.
La villa dispone di una grande terrazza affacciata sul mare e di comodi spazi dove svolgere le attività previste.
Nel costo del workshop sono compresi i pranzi di sabato e domenica.
Dove dormire:
A Montaretto ci sono un ostello e alcuni B&B. In alternativa, Bonassola offre un’ampia scelta tra alberghi e B&B.
OSTELLO
www.montaretto.it/28-ostello
B&B DELLA PACE
Telefono 333.347.68.09 (Sandra)
 sandra.scaramuccia@libero.it
 B&B SUN RISE
Via Vinzoni,21 Telefono: 0187.813307  320.6305064 martastracuzzi@libero.it
Per informazioni e prenotazioni scrivere a Iaia Caputo: iaiacap60@gmail.com