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Il caso Justyna
di: Tomasz Piatek
/ editore: Anfora, 2006
traduttore: Lorenzo Pompeo - Traduzione dal polacco
Edito da Anfora, giovane e coraggiosa casa editrice che ha scelto di occuparsi dell'Europa centro-orientale,
un'area geografica che comincia a suscitare un certo interesse da parte dell'editoria
italiana, Il caso Justyna è scritto da Tomasz Piatek, giovane prolifico e talentuoso scrittore polacco,
autore di numerosi noir tra cui Heroina, parzialmente autobiografico e tra i più venduti nella Polonia del dopo '89.
Il protagonista, Andrzej Jacyna, grande psicologo polacco, viene contattato da
un suo amico poliziotto per dirimere un caso ingarbugliato. Dallo spunto iniziale
il romanzo si sviluppa attraverso diversi racconti che si intrecciano all'inchiesta.
Da una parte le vicende di Andrzej, la sua tormentata infanzia nella Polonia comunista
(figlio di un pope che lo aveva concepito in età avanzata dopo essere passato
dal cattolicesimo all'ebraismo e da questi all'ortodossia) la sua eccentrica zia
zitella e orfana di guerra, a cui era stato affidato, in lotta con uno zio bigotto
che voleva a tutti i costi convertire il giovane nipote, non ancora adolescente,
alla confessione cattolica. Qui, il racconto della messa in scena per costringere
il nipote al battesimo cattolico è dei più esilaranti. A questa vicenda si intrecciano
quelle di Justyna Jakubowicz, la principale sospetta della scomparsa del marito,
dei due figli e di altre persone che per diversi motivi hanno avuto a che fare
con lei.
Il caso Justyna è un libro in cui le singole narrazioni appaiono spesso scollegate, i soggetti,
le epoche e i personaggi si succedono senza grande consequenzialità cronologica
o logica. Si tratta evidentemente di una precisa scelta artistica dell'autore,
che ha dato ai due traduttori, Lorenzo Pompeo e Grzegorz Kowalski, tandem sperimentato
ormai al terzo romanzo, del filo da torcere, costringendoli a una lavoro supplementare
sul testo, per riuscire a rendere in italiano questi continui salti da un registro
narrativo a un altro, dalla lingua "arcaizzante" della storia di Don Campano,
ambientata nella Napoli del XVIII secolo, a quella piena di surreali neologismi.
Ricorrono nel libro parole pescate nel gergo giovanile, che talvolta hanno creato
qualche piccolo problema nella resa italiana, e qualche neologismo "oscuro", che
i traduttori hanno cercato di interpretare (vedi ad esempio le scritte sui muri
di Varsavia, che dal punto di vista grammaticale e sintattico non hanno un senso
compiuto); del resto è la convenzione del genere a esigere che rimanga una zona
d'ombra con qualche passaggio non chiaro.
Tuttavia lo stile rapido, quasi "cinematografico", dell'autore, ha reso altrettanto
rapido il lavoro dei traduttori. La penna di Tomasz Piatek (o se volete la mano
sulla tastiera) è veloce, essenziale, asciutta, talvolta cruda. A tratti si intravede
uno stile personale e brillante, ricco di invenzioni. Il libro in questione, così
come qualsiasi noir che si rispetti, si legge tutto di un fiato e ciò ha agevolato
i traduttori, così come, speriamo, agevolerà anche i lettori.
Lorenzo Pompeo
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