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FIERA DEL LIBRO

Il Brasile a Torino


Quest'anno in Fiera a Torino è approdata la letteratura lusofona con il Portogallo e il Brasile, paesi ospiti. Lo scrittore brasiliano Milton Hatoum (Manaus, 1952) ha incontrato il pubblico venerdì 5 maggio, alle ore 15.00 in Sala Blu, introdotto da Roberto Francavilla e Antonio Prete, entrambi docenti, saggisti e traduttori. Si è parlato di Due fratelli (trad. it. di Amina di Munno, Marco Tropea, 2005), il romanzo con cui Hatoum ha conquistato il mondo intero.
Due fratelli, simbolo della tradizione biblica e della rivalità, qui Omar e Yaqub: il carattere conflittuale della relazione che intercorre tra i due fratelli, la distruzione della casa come nucleo delle radici e della memoria e perciò della lingua, del "lessico familiare"; due fratelli metafora del Nord e del Sud in senso ampio, ambientato nella Manaus della seconda metà del secolo scorso, ne ripercorre le fasi dell'industrializzazione e il conseguente incremento del meticciato.
Non a caso quindi il meticciato è stato l'argomento centrale dell'incontro, l'intreccio di idiomi nella vita errante del Sud e del Nord  che sono approdati in Brasile, gli immigrati che hanno costituito l'attuale mélange: il meticciato dell'identità brasiliana. Lo stesso autore rifiuta di essere definito "scrittore libanese-brasiliano" o magari "brasiliano d'Amazzonia con radici libanesi" poiché in Brasile non si usa dire "afro-brasiliano, italo-brasiliano, nippo-brasiliano, arabo-brasiliano", la società brasiliana si dissolve in tutte queste origini insieme e ne costituisce l'identità.
Francavilla racconta delle origini di Hatoum, con il padre che parte dal Libano per l'Amazzonia e poi dall'Amazzonia al Libano. Andate e ritorni che alimentano la cultura (la letteratura e la lingua) del Brasile. In Due Fratelli i protagonisti provengono dal sostrato arabo, la comunità libanese di Manaus, nella scrittura prevale l'oralità, il tono e la  musicalità, le lingue che muoiono con i popoli che vengono sopraffatti. Il Brasile quindi come terra di immigrati, non solo in quanto prodotto dell'incontro fra portoghese, schiavo africano e indio, ma anche (specie dalla seconda metà dell'800 e nei primi anni '30) dalla presenza di grandi comunità di immigranti italiani, ebrei, polacchi, siro-libanesi (e più tardi tedeschi e giapponesi).
Milton Hatoum è laureato in architettura e da giovane ha "provato" a mettere le sue competenze a disposizione di un impegno sociale e politico nella progettazione di abitazioni popolari, la grande questione nella Facoltà di Architettura e Urbanismo negli anni '70, contrastata dalla dittatura. Ma è stato un fallimento che gli ha lasciato una certa delusione come anche le grandi devastazioni della foresta che costituiscono oggi il quartiere proletario di Manaus. Non è un caso che la trasformazione della città sia un nodo abbastanza frequentato nella sua narrativa. In Due fratelli lo scenario naturale del Rio delle Amazzoni, costantemente violato dalla deforestazione, dall'apertura della strada Transamazonica, e prima dallo sfruttamento incontrollato del caucciù; lo scenario urbano di Manaus, metafora della mancata pianificazione urbana e quindi sinonimo di degrado abitativo, speculazione, corruzione e ripetuta offesa all'estetica architettonica.








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