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TRADUTTORAMA

Branches (estratto) - PILLOLE DI LETTURA
di: Mitch Cullin / editore: Permanent Press, 2000
traduttore: Susanna Basso e Sabina Terziani - traduzione dall'inglese


Sometimes
I would climb onto the roof
and sit in the nighttime.
Scattered along the black plain,
the glow from oil derricks
shone yellow and white.
Twenty-two miles away,
the phosphorescence
of Claude
burned magenta
under the pitch sky.
I pulled my knees
against my slender chest
as a soft breeze crept
over splintered shingles.
Other nights
I watched
as electricity exploded
across the prairie,
the blinding veins
of lightning
splitting and dying
amongst the clouds.
[…]
It’s sort of crazy,
but I can’t seem to set foot
into the burnt out place now.
All that charcoaled wood
and damaged frame
keeps whistling
with the wind, going,
Come on, Branches.
Come home.

But I can’t do it, son.
But I’ll tell you what,
there’s ghosts in there.
I know it.
Damn,
if I were the woman,
what would I see in me?
No idea, really.
I’m taller than spit,
and paunchy in the gut.
There’s a crease
around my forehead
from this Stetson,
and I’ve got a farmer’s ass,
flat flat flat.
Got a farmer’s tan too.
Forearms to my wrists
are tanned brown.
My neck is so burnt
and leathery.
But my pigeon chest
and bird legs
are baby pale.
My eyes are blue,
kind of watery
from this spring pollen.
But I’m hung well,
and Mary knows that.
And she likes that.
In high school,
the other boys
on the football team
called me Rope,
on account
of my pecker length.
Once even won a bet
with this cock of mine.

Certe volte,
la notte salivo sul tetto
e me ne stavo lassù.
Le trivelle del petrolio sparse per la pianura buia
mandavano bagliori,
luci gialle e bianche.
A ventidue miglia di lì
la fosforescenza
di Claude,
un lampo magenta
sotto il cielo nero come la pece.
Stringevo le ginocchia
al petto magro
e una brezza leggera
accarezzava le assi scheggiate.
Altre notti
guardavo
le scariche elettriche esplodere
nella prateria,
i fulmini
come vene accecanti
conficcarsi tra le nubi
e morire.
[…]
È incredibile,
ma è come se non riuscissi più
a metterci piede in quella casa bruciata.
Tutto quel legno carbonizzato,
la struttura crollata,
sibilano ancora
nel vento e fanno:
Forza, Branches.
Torna a casa.

Ma non ce la faccio figlio mio.
Però ti dico una cosa:
lì dentro ci sono i fantasmi.
Lo so.
Cristo santo,
cosa ci troverei in me
se fossi io la donna?
Non lo so, proprio non lo so.
Sono alto un metro e uno sputo
e ho la pancia.
Un solco
attorno alla fronte
a forza di portare lo Stetson,
e un culo da contadino,
piatto come una tavola.
E pure la pellaccia scura, da contadino.
Le braccia marroni
dal gomito ai polsi.
Il collo abbrustolito
e duro come il cuoio.
In compenso il torace magro e sporgente
e le gambette da uccellino
sono di colore bianco latte.
Gli occhi li ho azzurri,
ma lacrimano
per il polline di primavera.
Sono ben fornito però
e Mary questo lo sa.
E le piace.
A scuola
i ragazzi
della squadra di football
mi chiamavano Pitone,
per via
del mio uccello lunghissimo.
Con questo cazzo
ho anche vinto una scommessa.










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