| ROMANZO |

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Avverbi
di: Daniel Handler
/ editore: Alet, 2007
traduttore: Anna Mioni - Traduzione dall'inglese
Handler, già famoso per la sua serie per ragazzi a nome di Lemony Snicket, appartiene
al gruppo che ruota intorno alle riviste Believer e McSweeney's, con il quale ha in comune l'impostazione postmoderna. Avverbi è un suo romanzo
per adulti in cui ciascun capitolo è intitolato - appunto - con un avverbio (Probabilmente, Chiaramente, Erroneamente, ecc.). Come spiega l'autore, "il miracolo sono gli avverbi, il modo in cui
si fanno le cose. È il modo in cui l'amore si concretizza a dispetto di qualsiasi
catastrofe". Il libro si concentra soprattutto sul "come" dell'amore, in qualsiasi
sfumatura; la trama del romanzo non è lineare, ma si basa soprattutto su istantanee
dei personaggi, che vagano da un capitolo all'altro e su e giù per gli USA, in
un fulmineo rincorrersi di dialoghi serrati e situazioni paradossali.
Si potrebbe adattare lo stesso principio anche allo stile: Handler si concentra
più sul "modo in cui" narrare, che sull'oggetto della narrazione. L'autore, senza
mai abbandonare la chiave dell'ironia, mantiene un saldo controllo stilistico
sul testo e occupa persino un capitolo intero per spiegarci la genesi del libro.
In generale, il libro presenta le difficoltà tipiche di molti scrittori a lui
affini: un registro aderente al parlato quotidiano, con dialoghi che imitano la
naturalezza ma in realtà sono studiati al millimetro e quindi richiedono estrema
fedeltà e precisione nella resa. Il tono di apparente semplicità viene alzato
con il ricorso a preziosismi linguistici e giochi di parole, o ad ammiccamenti
e citazioni della cultura pop o classica.
Al traduttore non resta che usare in prevalenza una lingua informale, poco letteraria,
tutt'altro che elevata, come ci si potrebbe invece aspettare da uno scrittore
raffinato come Handler. D'altra parte, alzando indiscriminatamente il tono si
sarebbe fatto un torto alla levità e alla grazia di questo libro.
Altra difficoltà, le acrobazie linguistiche a cui costringono i giochi di parole,
le reiterazioni, i paradossi, i pastiche presenti in tutto il testo. Le battute
si basano su un tipo di umorismo anglosassone, tutto calembour, doppi (e tripli) sensi e slittamenti semantici. C'è stata una continua negoziazione
tra il renderli nel modo più fedele possibile, dato che spesso contengono particolari
fondamentali per la comprensione del testo, e il dargli una patina che li rendesse
divertenti anche per un lettore italiano, cercando di non perdere elementi chiave
del libro. Il gioco di parole può avere uno sfondo colto (in un capitolo basato
su reminiscenze di Sir Gawain e il Cavaliere Verde, la frase "It was a pretty green night" foneticamente contiene anche un "green
knight", ed è diventata "una bella notte verde come il cavaliere verde"), ma anche
pop (una battuta su un licenziamento - in inglese "to be fired" - cita il "Ring
of fire" del Pacifico, lungo il quale si trovano molti vulcani, che a sua volta
è il titolo di una canzone di Johnny Cash citata nella frase).
In Avverbi sono spesso le reiterazioni e gli intercalari a guidarci per distinguere i vari
personaggi che migrano da un capitolo all'altro: e, a volte, questi punti del
testo creano uno straniamento voluto: era fondamentale perciò lasciare al lettore
le coordinate per riconoscerli.
Quanto al pastiche, è palestra di traduzione tra le più stimolanti. Qui l'autore si diverte a citare
canzoni, film, gruppi musicali, poesie e persino cocktail, senza esplicitarne
l'origine. Si mescolano strofe di autori illustri (Stevens e Donne, p. es.) a
calchi operati da Handler, e titoli di canzoni o nomi di cocktail inventati, che
portano spesso indizi rilevanti per il testo. In quest'ultimo caso, ho dovuto
cercare di far trasparire in italiano una traccia del significato.
Avverbi è una sfida interessantissima per chi traduce; per il lettore prevale sulle
prime l'aspetto ludico e giocoso (tra l'altro, è un libro che ha una sua colonna
sonora indie rock e contiene una ricca collezione di fulminanti aforismi sull'amore), ma col tempo
si riuscirà anche ad apprezzare la rete elaboratissima di fili che Handler ha
disseminato lungo tutto il testo e la sottile catena di rimandi che ne costituiscono
la cifra stilistica forse più significativa.
Anna Mioni
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