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TRADUTTORAMA

Aspetti della traduzione nel settore alimentare
di: Nicola Poeta
 
Indice dell'articolo
pag. 1 La traduzione nel settore alimentare
pag. 2 Nicola Poeta

 
La traduzione nel settore alimentare

La traduzione in ambito alimentare coinvolge una serie di problematiche di tipo linguistico, culturale, legale e commerciale che ne fanno una sfida per chi deve affrontarla, e il project manager ha il compito di studiare i problemi e aiutare i traduttori a trovare una soluzione. L'articolo è una raccolta di esempi che derivano dall'esperienza sul campo e da discussioni con traduttori e clienti.

Le fonti
Ai termini relativi a prodotti alimentari viene spesso riservato un trattamento particolare nei dizionari bilingui. Il dizionario Oxford-Paravia distingue tra parole intraducibili e parole seguite dal segno di uguale e da una spiegazione. Gli intraducibili sono termini che non possono essere tradotti in un'altra lingua, e sono generalmente nomi di piatti, formaggi, vini ecc. In questa categoria rientrano abbacchio, asiago, barolo, piadina, polenta, cheddar, flapjack ecc. La seconda categoria comprende termini che potrebbero avere una traduzione letterale che però risulterebbe poco comprensibile o non del tutto corretta: affogato, bastoncello, tiramisù, fritto misto, baked Alaska, bloomer, brandy snap ecc. Il dizionario Ragazzini 2006 in alcuni casi fornisce una traduzione: abbacchio "spring lamb", piadina "(unleavened) flat bread (typical of Romagna)", baked beans "fagioli al forno in salsa di pomodoro", e si tratta evidentemente di spiegazioni; in altri non inserisce il termine (barolo, asiago), in altri casi ancora fornisce un traducente identico al lemma (tiramisù "tiramisu", senza accento, mozzarella "mozzarella") considerandolo un prestito accettato in inglese. 
Indubbiamente è difficile, se non impossibile, tradurre alcuni termini alimentari e i dizionari sono costretti a superare la sottile linea tra informazione lessicale ed enciclopedica, dando più informazioni di quelle che normalmente sono presenti in un dizionario bilingue. La spiegazione di tiramisù dell'Oxford-Paravia ne è un esempio: "Italian dessert consisting of layers of lady fingers soaked in coffee and liqueur and a cream made up of mascarpone cheese, eggs and sugar, covered with powdered chocolate".
Spesso perciò l'esperienza del traduttore alle prese con le fonti non è differente da quella del traduttore legale davanti al termine injunction del Dizionario Giuridico de Franchis ("Termine intraducibile giacché si tratta di concetto privo di equivalenza nella civil law".)

La parola che non c'è
Nonostante i dizionari non siano a volte di grande aiuto, il traduttore deve tradurre, e spesso la traduzione è destinata a confezioni o ricettari. Finora ho citato esempi italiani e inglesi, culture sì diverse, ma contigue e comunicanti. Il problema diventa più complesso con lingue più distanti. La legislazione italiana sulla pasta è ricca e precisa e distingue tra farina, semola, semolato, granito ecc. In Italia la pasta si fa con la semola, ma in molti paesi europei la semola è sconosciuta, per non parlare del semolato. Per spiegare questi termini ai traduttori dell'Est europeo spesso ci si aiuta con l'inglese. Così si dice che semola è "semolina" in inglese, anche se non tutti i dizionari attestano altri sensi oltre a "semolino". Inoltre semola può significare anche "crusca", soprattutto in Toscana. Il rischio che da "pasta di semola" si arrivi a "pasta di crusca" in russo o ucraino non è così remoto. In mancanza del termine per semola utilizzare la traduzione di "farina (grezza)" può essere accettabile.
Come fare con una parola come semolato? Il semolato è un prodotto della macinazione del grano che si ottiene dopo l'estrazione della semola, quindi meno pregiato. Nelle normative straniere non esiste questo tipo di distinzione, di conseguenza per la traduzione è possibile mantenere la parola semolato tra virgolette e spiegare tra parentesi che si tratta di "low-grade semolina".

Il maccherone prototipico
In georgiano il termine per pasta non esiste ancora. Pasta si traduce con l'equivalente dell'inglese "macaroni products", che deriva da "macaroni", vale a dire un tipo specifico di pasta a forma di tubo. Sembra quindi che siano arrivati prima i maccheroni, e per indicare il prodotto pasta sia stata utilizzata in seguito la denominazione "macaroni products". Tale denominazione reggeva finché i tipi di pasta erano pochi e simili ai maccheroni, ma sta diventando insufficiente con l'arrivare e il moltiplicarsi delle qualità e delle tipologie. In questo senso il georgiano è simile all'italiano meridionale in cui maccherone, secondo il dizionario De Mauro, indica la "denominazione generica di ogni tipo di pasta alimentare, lunga o corta, forata o meno".
Effettivamente nell'esperienza di molti dire "maccheroni col sugo" equivale a dire qualsiasi tipo pasta col sugo che non siano spaghetti o pastina. Una veloce prova con amici e conoscenti dimostra che spesso si hanno idee diverse (non mi spingerei a dire categorie mentali) su che cosa sia un maccherone o un tipo di pasta come i fusilli. E se non ci capiamo tra noi italiani, immaginiamo come possa essere difficile per georgiani, afgani o indiani. Se poi sui maccheroni ci vogliamo mettere del pomodoro in cinese, dobbiamo tener conto non c'è ancora uniformità, sia terminologica sia geografica, su "polpa di pomodoro", "pomodoro in pezzi" ecc., e la stessa parola pomodoro può essere soggetta a varianti.

Prodotti e leggi
Cultura e legislazione entrano spesso nel lavoro del traduttore, ma nel caso della traduzione alimentare hanno una rilevanza determinante. Per certi prodotti occorre tener conto della normativa italiana, della normativa straniera e delle denominazioni "legali", nonché dell'impatto sul consumatore della terminologia utilizzata. Un esempio tipico è la mozzarella. La parola entra come prestito nelle lingue locali (facendo una veloce ricerca con gli strumenti per le lingue di Google si noterà che è presente praticamente in tutte le lingue elencate dal motore di ricerca), e le confezioni riportano la dicitura italiana. Nell'elenco degli ingredienti sulla confezione è però necessario dare una "denominazione legale", un nome più specifico. In Italia la mozzarella è generalmente definita sulle confezioni come "formaggio fresco a pasta filata", ma non è detto che questa definizione sia adeguata nelle altre lingue. Per esempio in alcuni casi è possibile utilizzare l'equivalente dell'espressione più generica "formaggio fresco italiano" o "formaggio di latte pastorizzato" quando la dicitura "pasta filata" non dice nulla al consumatore o non può essere utilizzata nel paese in questione.

Prodotti e culture: il caso dell'ostia
Non è raro che parole innocue per noi possano avere connotazioni negative in altre culture. Dovendo tradurre la parola ostie una traduttrice araba mi chiese di che cosa si trattava. Non che non sapesse che cosa fossero, ma voleva capire bene come fossero fatte per evitare di utilizzare una parola che in qualche modo potesse avere connotazioni religiose o impiegare un termine che fosse troppo legato alla cultura e all'alimentazione locale e non descrivesse il prodotto italiano adeguatamente. La soluzione fu una spiegazione generica che indicava dei piccoli pezzi di sfoglia di farina.

La gestione del lavoro
Come dimostrano gli esempi finora citati, spesso la traduzione in ambito alimentare non è "solo" traduzione ma è consulenza culturale, un servizio complesso che trascende il conteggio a cartella o a parola. È importante che chi gestisce questo tipo di lavoro sia attento a tutti gli aspetti del processo traduttivo. La comunicazione con il cliente deve essere costante: prima del lavoro, cercando di ottenere il maggior numero di informazioni possibili; durante il lavoro, sottoponendo i dubbi che emergono e proponendo soluzioni; dopo il lavoro, spiegando le scelte fatte. Il cliente ideale - e devo dire che molti clienti sono attenti e di grande aiuto - sa che la sua partecipazione attiva e le risposte precise e tempestive permettono di ottenere il risultato che più si avvicina alle sue necessità.
Compito del project manager è cercare di anticipare i dubbi dei traduttori e metterli in guardia da possibili trappole (che la pasta di semola diventi pasta di crusca, per esempio). Dal canto loro i traduttori sono gli esperti non solo linguistici ma culturali del loro paese. Se in generale un traduttore che non si fa e non fa domande non è un buon traduttore, in ambito alimentare può diventare quasi un pericolo!
Memorie di traduzione e glossari sono certamente utili, e una volta stabilita la traduzione di un termine è importante fissarla in modo che possa essere riutilizzata nelle traduzioni successive e che traduttori diversi possano accedere all'esperienza accumulata. Non ho usato la parola "esperienza" casualmente, perché ritengo che più della memoria di traduzione sia importante la memoria storica, l'esperienza dei processi e delle strategie.

Nicola Poeta









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