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POESIA

Argèman - Intervista a Fabio Pusterla e alla traduttrice Jacqueline Aerne
di: Fabio Pusterla / editore: Marcos y Marcos


Fabio Pusterla poeta, traduttore e critico letterario l'abbiamo incontrato al simposio di traduzione organizzato da AdS che quest'anno ha fatto riferimento al tema della traduzione del testo poetico. Fabio Pusterla insieme alle sue traduttrici per il tedesco (Jacqueline Aerne) e il francese (Mathilde Vischer) hanno ragionato su numerosi esempi di difficoltà nel tradurre poesia e hanno spiegato il loro relativo approccio senza tralasciare la questione del ritmo.

Anche lei è traduttore e di poesia, cosa ci può dire del lavoro del traduttore sul testo poetico?

È un lavoro molto bello e molto difficile. Se traduco non scrivo e viceversa. Probabilmente perché tradurre è scrivere, sia pure in forma particolare. E pertanto sono due operazioni che si intersecano e richiedono tanta concentrazione. Per la traduzione è un lavoro che richiede molta concentrazione sull’altro a cui è richiesto di dare una voce in cui il sé interviene. Dunque è un’operazione davvero complessa e se penso che qualcuno traduce le cose che scrivo io prima di tutto faccio fatica a crederci e provo ammirazione.

Tradurre la sua poesia in tedesco è davvero un’esperienza complicata…
A prima vista certo ci sono dei sistemi linguistici che sembrano più simili come l’italiano, il francese, lo spagnolo, mentre il tedesco appartiene a un altro ceppo e ha altre regole, tuttavia non discuto che questo dato di pura linguistica serva moltissimo perché per esempio in francese, e salvo rarissime eccezioni, bisogna sempre esplicitare il soggetto. Questo complica molto, è un’aggiunta che da un lato appesantisce e definisce maggiormente. Ricordo di un mio verso in cui non si capiva quale fosse il soggetto, la traduttrice mi chiedeva di chiarire se si trattava di un soggetto maschile o femminile. Di questo soggetto non sapevo nemmeno io stesso quale fosse, forse un soggetto neutro.

Dal titolo della sua ultima raccolta di poesie, Argèman, si fa riferimento a un nuovo supereroe o è invece qualcosa in dialetto ticinese?
Argèman, certo tutti penseranno a un supereroe, oppure a parole celtiche, o gallesi, invece no, è una parola dialettale, di un piccolo dialetto di montagna e si riferisce a quelle lingue di neve che non spariscono mai dalle montagne neppure d’estate, scendono da piccole crepe. Questa parola vuol dire sia la «neve» sia la «frana» che l’ha originata. Mette insieme l’aspetto dello stupore e della bellezza della neve, e della catastrofe. Mi è parsa riassumere la sensazione che ho io del mondo oggi, l’unione di contrari. Ho poi scoperto che in Palestina esiste un villaggio che porta questo nome, insieme al significato di torrente.

Jacqueline Aerne è svizzera e vive a Basilea, traduce le poesie di Fabio Pusterla in lingua tedesca da ormai dieci anni. È inoltre la traduttrice di altri poeti tra cui Lutz Seiler, Pierre Lepori, Anna Ruchat e Massimo Gezzi.

Cosa significa per te, Jacqueline, tradurre la poesia di Fabio Pusterla in tedesco?
Nella sua struttura sintattica l’italiano è una lingua molto diversa dal tedesco e nel tradurre poesia tutte le difficoltà si amplificano, bisogna trovare degli espedienti. Anche il lessico è completamente diverso. L’italiano funziona per apposizioni, in tedesco gli aggettivi sono sempre prima del sostantivo e il verbo è alla fine e tutte le apposizioni sono in genere prima del verbo. In poesia bisogna adattare la struttura sintattica al verbo e teniamo conto inoltre dell’esistenza dei verbi composti e quindi delle forme coniugate.
Se nella prosa il problema è in qualche modo minore, in poesia la cosa “salta all’occhio”. Per esempio, il verbo andare, in tedesco gehen, significa anche partire e un esperdiente è quello di lavorare con i suffissi. Quando la parola è molto calibrata è facile cadere nelle ripetizioni e quindi nelle ridondanze. Meglio evitare, come anche finire un verso con un participio.

L’autore interviene in fase di traduzione?
Fabio Pusterla conosce il tedesco e anche altre lingue e si presta a dialogare con i suoi traduttori. Molto per il francese. Conosce il tedesco interviene a sufficienza per capire la mia traduzione e posso dire che è talmente bravo e talmente poeta da riuscire a propormi soluzioni notevoli.

Dori Agrosì










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