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Appunti dal Teatro Studio di Milano
di: Laura Sgarioto

Guai a sottovalutare la sete di cultura dei milanesi. Chi, come la sottoscritta, aveva ritenuto sufficiente arrivare alle 17.00 in punto al Teatro Studio lo scorso 25 ottobre, si  è trovato costretto a contare sul peraltro eccellente impianto di amplificazione esterna della struttura. Una nutrita folla di ritardatari (e di improvvidi puntuali) si è dovuta accontentare di seguire così la conferenza in programma quel pomeriggio, in piedi o accoccolati per terra sotto un tendone di plastica per oltre un'ora. Ma chi era stato capace di riempire la sala fino al limite della capienza? Trattavasi di Massimo Cacciari, ospite del ciclo di incontri Le rotte della conoscenza, curato da Giulio Giorello nell'ambito del Festival del Mediterraneo. La sua conferenza, dal titolo Il labirinto della traduzione, ha affrontato i problemi filosofici posti da questa attività. Problemi filosofici straordinari, come ha sottolineato sin dall'inizio il nostro relatore, che a suo parere si collocano a pieno diritto nell'ambito più generale dell'ermeneutica. Cacciari ha condotto il pubblico lungo un affascinante percorso che partiva dalla riflessione del Lutero traduttore delle Sacre Scritture, passando attraverso l'idea leibniziana secondo la quale tutte le lingue esprimono un'intenzione comune, fino a giungere ai concetti di Überleben e di Nachreifen  proposti da Walter Benjamin nel suo saggio "Il compito del traduttore". Il filosofo ha sostenuto che il presupposto essenziale per affrontare i problemi posti dalla traduzione è di rinunciare all'idea che essa sia mera trasmissione di contenuti linguistici. La traduzione non può essere semplice ricalco dell'originale, in un sforzo di pedissequa resa del contenuto semantico. La distanza incommensurabile tra le lingue deve invece servire da stimolo per il traduttore che decide di interrogare la propria lingua, costringendola a corrispondere all'altra. Cacciari ha inoltre notato come la traduzione sia un elemento pervasivo della nostra vita, molto più di quanto si possa comunemente credere, perché legato a una delle prerogative essenziali dell'essere umano, la facoltà di linguaggio. Quando parliamo, cos'altro facciamo se non tradurre pensieri in parole? Ogni parlare è un tradurre, e noi siamo sempre traduttori. La conferenza si è conclusa con alcune riflessioni sul ruolo della traduzione nell'area mediterranea. Parafrasando Ricoeur, Cacciari ha definito la traduzione quale "compito etico", e ha fatto proprio l'appello del pensatore francese all'"ospitalità del tradurre", sottolineando la necessità di accogliere le altre lingue con una pietas che ci consentirà di salvare anche la nostra.

 

Laura Sgarioto









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