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Appunti dalla Fiera Internazionale del Libro di Torino 2007


Torino, 12 maggio, ore 15. Giornata calda. Decisamente calda, quella in cui mi appresto a intraprendere un tour nella Fiera del Libro. Dentro il Lingotto la temperatura è vagamente esasperante, ma il contenuto della scatola è valido e vale la pena, letteralmente, sudarselo. Tra gli eventi si dà spazio a questioni riguardanti traduzioni e traduttori. In Sala Madrid l'appuntamento dell'AutoreInvisibile di Ilide Carmignani con Susanna Basso ha un titolo invitante "invito alla traduzione letteraria". Traduttrice per Einaudi, in una liaison di torinesità, per grandi autori come Paul Auster, Ian McEwan, Kazuo Ishiguro, riceve in quest'occasione il Premio alla carriera in un'arte che con parole di Guido Davico Bonino "traghetta un testo da una lingua all'altra". Susanna Basso è da sempre in grado di dare a ogni autore la propria voce italiana. Il traduttore si sente un coautore ed è legittimato in tale sentimento, si fa da parte e rispetta l'autore. Non cade nel tranello di abbellire il testo o di volersi sovrapporre all'autore.
Cogliere quel particolare, quella sfumatura in più, come un grande fotografo. Questa l'arte della traduzione. Ancora Susanna: "Più che un premio, questo è un regalo. Il traduttore esercita il privilegio di trasformare in prodotto ciò che legge. I traduttori turbano il sonno della lingua. L'errore è un concetto con il quale il traduttore scende a compromessi: la traduzione può essere obbediente, vanitosa, aggressiva, eversiva, paziente. Non può essere solo impeccabile oppure pessima. Le note a piè di pagina, fungono da epitaffio. Una nota a piè di pagina a un'ironia, è un po' come scrivere qui giace l'ironia, qui giace la bellezza". Bellissimo.
Sempre in questa sede riceve il Premio per la miglior traduzione dell'anno Nini Agosti Castellani. Nini, traduttrice invisibile ed elegante, a cui dobbiamo la prima fortuna di Katherine Mansfield in Italia e, soprattutto, la traduzione di un libro diventato celebre in tempi recenti, Il mago di Oz, di F.V.Braun. La carriera di Nini Agosti Castellani inizia traducendo Jane Austen e con lei conclude. Una storia di fedeltà.
Sempre nella gremita Sala Madrid si assiste al secondo evento, si parla della lingua della traduzione. Proprio di questo discutono Mariarosa Bricchi, Donata Feroldi, Barbara Lanati, Paola Mazzarelli e Antonio Prete, moderati dall'AutoreInvisibile, Ilide Carmignani, traduttrice italiana di Luis Sepúlveda.
Si parte da una provocazione lanciata dalla Feroldi, traduttrice di Hugo: "la lingua non esiste. La lingua è un'astrazione, è inafferrabile e ci possiede. Il traduttore è come un performer. La lingua del traduttore è la somma delle sue esperienze di vita e di scrittura. Il traduttore deve mettersi nel punto nascente del testo. È lo scrittore che detta le regole del gioco, il traduttore diventa trasparente. E accetta la sfida della scrittura, tenta di mimetizzarsi nello stile dello scrittore".
Esiste però una voce personale che comunque emerge. Ed è ineliminabile. La traduzione è una forma d'amore. Un triangolo: traduttore, scrittore e pubblico. Con un che di erotico, in qualche modo. Se l'amicizia è l'amore senza corpo, il traduttore non è amico ma amante. Sicuro, questo lo dico io.
Dopo aver cercato di tradurre le mie emozioni, rientro in fiera. Di questa girandola di stimoli ne voglio ricordare tre. Prima di tutto un'amica. Luciana Bianciardi, di Luciano figlia. E la sua piccola casa editrice, Excogita, che con caparbietà escogita un modo di pubblicare poesia nei mari avversi del mercato. Leggete Canestrani, Gattoni, Gorgoni. E un salto a Isbn per l'antimeridiano di Bianciardi credo che chiunque lo dovrebbe. A una grande voce e soprattutto a sé stesso. Perché una vita senza aver letto Luciano è comunque un po' più brutta di quel che dovrebbe essere.
Poi passa da Diabasis. Altro piccolo centro di smistamento di attività intellettuale su più fronti. Qui oltre che leggere potete guardare. Il grande lavoro grafico fatto da un giovane che viene dalla profonda provincia (di Cuneo, la più profonda di tutte) e si chiama Paolo Racca.
Infine vi segnalo Zandegù. Marianna Martino è l'editore più giovane d'Italia. Che da buon giovane fa scrivere soprattutto i giovani. Sperando che apra le porte anche alla poesia, di cui tanto si ha bisogno.
A quel punto non ce la faccio più, e per non squagliarmi e perdere ulteriore peso me ne vado a casa. Ma a Torino ci torno, mi sa. Già. Sicuro.
Scritto a quattro mani da:
Fabio Donalisio, poeta emergente e padrone di casa
Ana Ciurans, traduttrice aspirante traduttrice
Con la gentile collaborazione di Eleonora Riccardi, amica traduttrice.








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