| MIGRAZIONI |

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Amore e vertigine
di: Hsu-Ming Teo
/ editore: Fazi (2005)
traduttore: Simone Garzella - Traduzione dall'inglese
La prima conoscenza con Love and Vertigo la feci per caso, mentre stavo preparando la mia tesi di laurea in letteratura
post-coloniale all'università di Auckland, in Nuova Zelanda. Affascinato dal mondo
dell'editoria, avevo iniziato ad avviare i primi contatti con alcuni editor italiani
interessati a consulenze e suggerimenti su quella che mi era sempre sembrata (e
continua ancora a sembrarmi) come la nuova frontiera della letteratura. Cercavo
un editore per un romanziere australiano, che per aiutarmi mi aveva mandato le
fotocopie delle recensioni della sua ultima opera. Accanto alle interviste e ai
trafiletti dedicati all'autore c'erano interviste e trafiletti dedicati anche
ad altri scrittori. E io leggevo tutto, alla ricerca di un'idea folgorante, della
scoperta geniale ai margini della scoperta che avevo già fatto. Quasi avesse più
meriti lo scopritore di un libro di colui che l'avesse scritto, colui che lo rendesse
fruibile (impossibile non vedere un parallelo con il compito del traduttore, il
quale fornisce al lettore che ne è sprovvisto gli strumenti per comprendere un
testo altrimenti inaccessibile) che colui che l'avesse realizzato. Una di quelle
recensioni- c'è bisogno di dirlo?- si riferiva proprio al romanzo di Hsu-Ming
Teo. Qualche parola di elogio per l'opera prima di una scrittrice di origine malesiana,
forse il primo esempio letterario significativo di un'area nota più che altro
per le banche e la vegetazione lussureggiante. In realtà quello che lessi non
mi attirò granché e lasciai stare, tanto da dimenticarmi tutto: del titolo, del
nome impronunciabile dell'autrice. D'altronde anche questo episodio lo ricostruisco
a posteriori: non mi sarei mai ricordato che avevo sentito parlare del romanzo
già prima che me ne venisse affidata la traduzione se non avessi ritrovato- per
caso anche stavolta- quella breve recensione. Evidenziata con un pennarello giallo:
il segno di una ricerca. In quel momento Fazi mi aveva già affidato il compito
di tradurre quello che sarebbe uscito con il titolo di Amore e Vertigine. L'opera prima di Hsu-Ming Teo è stata un'opera prima anche per me, la mia prima
traduzione. Un lavoro in cui sono stato aiutato tanto dall'autrice che, di nuovo,
dal caso. I mesi in cui ho tradotto il libro sono stati costellati da una serie
di piccole coincidenze, interferenze tra la finzione del romanzo e la realtà che
stavo vivendo, interferenze in alcuni casi divertenti in altre dolorose, che mi
sono comunque servite a sciogliere dei nodi in cui mi ero imbattuto durante il
lavoro. Scelgo un esempio: nel romanzo si parla di un unguento conosciuto come
Tiger Balm. Mi ero sempre chiesto come fosse esattamente e un giorno, aprendo
il cassetto di un comodino in casa di un amico di cui ero ospite, ne trovai una
boccetta. Come se il traduttore, oltre a consultare grammatiche e vocabolari,
dovesse costantemente osservare il mondo che lo circonda. Come se i libri ci facessero
vedere quello che, se non l'avessimo prima letto su una pagina stampata, non avremmo
mai visto. Parlo di me perché un libro- per chi lo scrive, per chi lo riscrive
traducendolo e per chi lo riscrive leggendolo- è soprattutto un'esperienza. L'io
conosce direttamente soltanto le proprie, mentre quelle degli altri le conosce
indirettamente attraverso dei segni. E tra i segni un posto primario ha la parola.
Interpretare la parola- e quindi un libro- significa allora interpretare esperienze.
Riviverle. La parola crea legami. È il ponte che unisce le isole che sono gli
uomini, mezzo di avvicinamento e termometro della distanza. L'essere vicini e
l'essere lontani è uno dei temi principali di Love and Vertigo- Amore e Vertigine, un romanzo che parla di emigrazione e di sfaldamento dei rapporti famigliari.
Per i protagonisti del libro l'Altrove è di volta in volta speranza e prigione.
La famiglia lascia la Malesia per l'Australia, con Sydney che diventa il luogo
dell'emancipazione ma anche dell'emarginazione e della solitudine. La famiglia
che per sopravvivere ha bisogno del proprio spazio trova agli Antipodi uno spazio
vuoto che non sa come riempire. Allo stesso modo l'Altro viene rincorso o diventa
oggetto di fuga: la madre insegue il figlio scappando dal marito. A sua volta
la figlia rincorre la madre e ne ricostruisce la storia partendo dall'assenza
della morte. Come non notare la vicinanza - tanto fonica che semantica- tra Altro
e Altro-ve. Una rivincita dell'italiano sull'inglese -che dice Other e Elswhere-
nell'interpretazione del testo. Non è un caso che una delle scene più ricorrenti
del romanzo ruoti attorno a quella che si potrebbe descrivere come un'interferenza
tra l'Altro e l'Altrove: la violazione del proprio spazio, tanto simbolico quanto
reale. I soldati che sfondano la porta del patio al momento della nascita della
madre della narratrice; le irruzioni della suocera mentre la donna fa il bagno;
l'ispezione a sorpresa in camera del fratello. Quello della vicinanza/ distanza
non è però solo un problema dei personaggi ma anche dell'autrice e del traduttore.
Il romanzo di Hsu-Ming Teo è infatti ricco di spunti autobiografici e affonda
le proprie radici nel passato vicino e lontano, concluso e dunque definito, ma
nello stesso tempo sfuggente ed elusivo. D'altra parte tradurre il romanzo ha
significato muoversi in uno spazio estraneo perché ricco di riferimenti a culture
così lontane da quella italiana: quella malese e quella australiana. Mi è sempre
rimasto impresso quello che Susan Sontag afferma in uno dei suoi saggi: uno scrittore
è una persona che si interessa a tutto. Allo stesso modo un traduttore deve sapere
tutto quello che il "suo" scrittore sa. E così anch'io ho dovuto imparare che
il roti prata è un piatto di pane fritto e curry e che, durante l'occupazione della Malesia,
i giapponesi obbligavano le donne più giovani a prostituirsi. Questo almeno per
quanto riguarda la cultura malese, che nel romanzo assume appunto le forme della
Storia e della cucina, oltre a quella -fondamentale- di una società patriarcale.
Nel testo affiorano inoltre con una certa frequenza termini cinesi, che di nuovo
suggeriscono da una parte la vicinanza alle proprie radici, dall'altra l'impossibilità
di sfuggire ad un destino scritto in un'origine. Per stilare il glossario fondamentali
sono stati il sostegno e le indicazioni di Hsu-Ming Teo. Diverso il problema con
la cultura australiana, un problema che conteneva in se stesso la propria risoluzione.
Amore e Vertigine descrive in termini d'intreccio il confronto con un mondo nuovo, un mondo che
i personaggi e il lettore conoscono insieme passo dopo passo. Al momento in cui
dalla Malesia ci si trasferisce a Sydney tanto i protagonisti che il lettore sanno
poco della nuova terra. Sono sullo stesso piano, gnoseologicamente parlando, mentre
fino al momento in cui la storia si svolge in Malesia tra i due soggetti c'è un
divario, con i personaggi che ne sanno di più del lettore, dal momento che vivono
nel mondo in cui sono nati e cresciuti. In questo senso il tema della migrazione
crea parallelismi tra finzione e realtà. Lo scrittore accompagna il lettore passo
dopo passo nell'esplorazione dell'Altrove attraverso i propri personaggi. E così
l'Horlicks (una specie di Ovomaltina), la canzone Avanti Bella Australia, la ballata L'Uomo dell'Ironbark, non sono dati di fatto, ma simboli di un universo nuovo, da conoscere. Non
solo: l'Australia sta alla Malesia come l'Occidente all'Oriente e dunque il trasferimento
a Sydney rappresenta, almeno per un lettore italiano, il passaggio in un universo
più vicino al proprio e per questo più comprensibile. A quel punto non servono
note a piè di pagina: il libro si spiega da sé. Il traduttore può starsene in
disparte. Tanto più vero se si pensa che la scoperta che i protagonisti di Love and Vertigo fanno della società australiana è anche linguistica, con i figli che imparano
l'inglese e lo slang australiano allontanandosi dai genitori e i genitori che
rimangono chiusi nel loro mondo e nella loro lingua. Significativo che la madre
sprofondi nell'alienazione: non sa interpretare la nuova realtà che la circonda
perché, non imparando l'inglese, non ha gli strumenti per farlo. Detto sinteticamente,
tradurre Amore e Vertigine ha significato muoversi su mondi diversi, lavorare
nel punto di scambio tra due universi. Concludo da dove avevo cominciato, con
un'ultima coincidenza. Lo stesso giorno in cui mi è stato chiesto di scrivere
un pezzo su cosa avesse significato tradurre Amore e Vertigine ho ricevuto un telegramma in cui mi si comunicava che avevo vinto una borsa di
studio per l'estero. Che sarei diventato anch'io migrante. Che sarei andato in
Australia, la terra di Amore e Vertigine. Che agli antipodi avrei insegnato la mia lingua, l'italiano, a degli anglofoni,
come a ripetere il passaggio da Love and Vertigo ad Amore e Vertigine. Appena qualche settimana prima Hsu-Ming Teo mi aveva mandato una email in cui
mi chiedeva se quest'anno avevo intenzione di andare in vacanza in Australia come
le avevo detto che avrei voluto fare. Impegnato in un altro lavoro, non le avevo
ancora risposto.
Simone Garzella
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