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TRADUTTORAMA

ALI, Agenzia Letteraria Internazionale


"Ti va di  raccontare un po' dell'ALI?" - mi chiese un giorno Dori. Cercai subito di persuaderla che ci sono molte persone più indicate di me per un simile compito. Ma Dori non si convinse affatto che con le mie esperienze sarebbe stato difficile fare una buona torta. Quindi le promisi di consegnare almeno un biscotto.
Rimasi ferma davanti al foglio bianco per settimane. Troppe parole cercavano di piazzarsi nella prima frase. Agenzia, letteraria, letteratura, saggistica, internazionale, Storia, Editoria, questo nuovo secolo, la sua tecnologia, il secolo scorso, quello prima, Foà Augusto, Foà Luciano, Linder Erich, le colleghe, Donatella Barbieri, le lingue, i libri, i clienti, i colossi, le fiere.
Decisi di annotare solo le metafore con le quali descrivere l'agenzia. La prima parola che annotai era ali. L'ALI significa infatti, come il gioco delle parole suggerisce, ricevere le ali, spiccare il volo con un libro, un autore, un sogno, la "carriera". Ma innanzi tutto ALI significa ponte. Uno di quelli intrecciati a mano, che ancora oggi costruiscono alcuni popoli indigeni del continente americano per attraversare i burroni. Significa camminare in fila indiana sopra il petto del vuoto, appoggiando i piedi su una struttura danzante nell'aria, leggera ma robusta.
Prima però di essere un ponte, l'ALI è un filtro. Filtra via i testi che si attorcigliano intorno a se stessi o che usano l'Iitaliano senza amarlo o che imitano, non importa quale sia il modello. Rimane nel setaccio anche chi non ha una storia da raccontare o non sa indirizzare il flusso delle parole, e la maggior parte dei curriculum vitae.
A un traduttore invece l'ALI di solito si presenta come un muro. In questo muro solo di rado si aprono delle fessure. Si aprono, perché molti degli agenti al suo interno erano traduttori prima di venire all'Agenzia. E perché la passione per la traduzione a quel punto si trasforma in nostalgia. Ciò nonostante, la risposta più frequente è: "Mi dispiace. Non possiamo aiutarLa. La nostra Agenzia non si occupa dei traduttori. Sono spiacente. Grazie. Buonasera."
Un'altra parola che collego all'ALI è spazio. Ma questa impressione probabilmente è la più soggettiva di tutte. In ogni modo, per me ALI significa molte più stanze di quelle che ci si aspetta entrando e molti più dipendenti di quel che si sospetta. Sono stanze con porte sempre aperte, scrivanie incassate fra di loro, per stare più vicini e più allegri, libri ovunque, negli scaffali, sui tavoli, sui carrelli, ordinati in lunghe file o in alte pile e sprovvisti di grandi schede.
Se li leggo tutti, i libri che offro? - mi domandarono una volta due traduttori in una Fiera. Oh Dio! - risposi. Certo che ne ho sempre uno per le mani. Ma solo per me ci sono 7 metri di novità sempre pieni. La mia collega invece, che si occupa dei libri in lingua inglese, ha almeno il doppio da
smaltire.
No, ragazzi. Purtroppo molte volte devo sopprimere la voglia di leggere e mandare fuori anche l'ultima copia del titolo, decidendo solo in base alla quarta di copertina. Ma se loro, i due traduttori, mi mandassero una prova di traduzione per un libro che vorrebbero tanto tradurre, potrei aiutarli a trovare un editore interessato alla pubblicazione, che poi magari faccia tradurre loro?
Dico ancora: Oh Dio! Potrebbe anche essere, ma è assai difficile.
E perché?
Perché gli editori se li scelgono da soli i loro traduttori. Perché infatti hanno in mano più prove. Alle agenzie si rivolgono per i diritti. (E non è che non sappiano fare da soli.) Se cercassi di piazzare con un libro anche un traduttore sarei quella che si immischia, ed è meglio che in tal caso abbia una buona ragione. E soprattutto che abbia la completa fiducia del destinatario. Il tutto, appunto, è di grande eccezione.
Annotai poi fra le mie metafore anche la parola L'America. Perché bisogna
sapersi rinnovare con una frequenza parecchio alta. Partire per nuove tempeste e carestie. Scoprire mercati e autori sconosciuti. Portare all'Agenzia altri Clienti. Mica si arriva all'età di 109 anni senza bere mai l'Elisir della Vita.
L'ALI è quindi un bel pezzo di storia. E una generosa balia. Che ha nutrito e continua a nutrire un grande numero di figli: autori, libri, editori, agenti, responsabili di contratti, di contabilità, di posta, anche quei pochi traduttori passati attraverso una fessura.
E questi altri figli mi piacerebbe che ora continuassero la fila delle mie metafore. Per raccontare i visi dell'Agenzia che io dalla mia angolatura non posso vedere.

Sibylle Kirchbach









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